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  • CAVALZERANI: IL DECRETO DELL'EMERGENZA CHE NON ESISTE

    Nel luglio del 2015 partono i lavori per la ristrutturazione dell'ex Caserma Cavarzerani, in via Cividale a Udine, individuata come struttura Hub per la prima accoglienza dei richiedenti asilo che arrivano in Friuli Venezia Giulia. L'intervento è realizzato dalla Protezione Civile Regionale che anticipa le risorse necessarie. Si tratta di due lotti riguardanti la messa in opera dei lavori che andranno a dotare la struttura dei servizi igienici e dell'intera ristrutturazione della palazzina adibita a dormitorio e la realizzazione dell'impianto elettrico e di riscaldamento. Il primo lotto, già terminato e a breve consegnato alla Prefettura è venuto a costare 170mila euro, il secondo che vede gli uffici della Protezione Civile impegnati a indire il bando ammonterà a circa 450mila euro. La Protezione Civile guidata dal direttore Sulli e dall'assessore Paolo Panontin (vedi foto) si è assunta quindi l'incarico della progettazione, della riparazione del tetto, compresa la rimozione dell'amianto, e dei vari lavori di riallacciamento delle rete idrica ed elettrica. Tuttavia, in virtù della procedura seguita, pare che i lavori siano stati eseguiti senza le dovute autorizzazioni edilizie e senza il rilascio da parte dei Vigili del Fuoco e della Direzione Sanitaria dei certificati di agibilità. Cosa accadrebbe se qualcuno degli operai, dei tecnici o dei destinatari dovesse farsi male? Il tutto, come anticipato, è stato possibile grazie ad un decreto di emergenza generale e ad altri decreti legati presumibilmente alla natura sociale. Cerchiamo di essere più chiari: L'assessore regionale alla Protezione Civile per poter stanziare circa un milione di euro per l'accoglienza dei profughi, ha invocato l'emergenza di cui alla Legge Regionale 64/1986 art. 9 comma 2, che fa riferimento ai casi di calamità. Vi deve essere, pertanto, un vero e proprio rischio imminente per la popolazione e lo stato di urgenza. Ma in questo caso sarebbe stato firmato un decreto di prevenzione urgente su cui, in molti, nutrono forti dubbi di legittimità. Aspetto questo che oltretutto metterebbe in discussione, da parte del Governo Nazionale, il rimborso del milione anticipato dalle casse del Fondo Regionale per la Protezione Civile. Appare evidente che l'emergenza in questo caso è stata più quella di Torrenti intenta a sistemare i profughi richiedenti asilo che di altri. A gettare benzina sul fuoco, va aggiunto poi il fatto che la Protezione Civile Regionale ha "una lista di attesa" di interventi urgenti sul territorio per opere di assestamento e messe in sicurezza di circa 20milioni di euro che si vede superata dalla necessità politica di accogliere in palazzine ristrutturate e riscaldate i vari profughi.

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