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  • IL FRIULI CHE CONTA SNOBBA BLASONI E RICCARDI

    Questa mattina, per le vie di Udine, passeggiavano sotto l'ombrello i due massimi esponenti di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia: l'ex assessore regionale alle infrastrutture ed ex commissario alla terza corsia Riccardo Riccardi e l'ex consigliere regionale, defenestrato solo pochi mesi dalle liste della Camera dei Deputati del Pdl, Massimo Blasoni. Passeggiavano soli in mezzo alla folla del sabato mattina, nessun cenno di saluto, nessuna stretta di mano, nessun ingresso in qualche negozio per informarsi sulla crisi del commercio. Solo un paio di giorni fa un noto imprenditore veneto, trapiantato da molti anni in Friuli raccontava che, nel corso di una recente cena con altri colleghi dei vari settori, l'indifferenza verso questa nuova classe dirigente regionale di Forza Italia era ormai altissima. Non è un segreto che dalla Camera di Commercio, a Palazzo Torriani, dalla Friulia a Mediocredito fino a Coldiretti ed Atenei vari, la simpatia e la stima verso i vertici degli azzurri è ai minimi storici. Lo stesso vale nella nomenclatura degli istituti bancari e delle fondazioni: Serracchiani uber alles. Solo qualche mese fa alla prestigiosa cornice del Premio Nonino, una delle poche occasioni in cui si ha l'opportunità di incontrare veri "Vip", il solo esponente di Forza Italia presente era il sindaco di Cividale Stefano Balloch. Prima della scissione del Pdl, l'unico politico in grado di tenere rapporti con il mondo delle categorie economiche era Alessandro Colautti, oggi con Alfano, grazie alle sue storiche relazioni con Friulia, Finest e Mediocredito. Nel Pordenonese, tutto era affidato ai fratelli Ciriani, oggi anche loro fuori da Forza Italia. Non meraviglia quindi che Giovanni Da Pozzo, Lionello Agostini, Matteo Tonon, Dario Ermacora, Giuseppe Pavan, Giuseppe Morandini, Lorenzo Sirch, Felice De Toni, Massimo Paniccia, Roberto Paviotti e tanti altri ancora, non abbiano alcun rapporto reale o contatto con Massimo Blasoni e Riccardo Riccardi. Da qui, l'analisi spietata, fatta proprio dalle colonne del Perbenista, dell'opinionista Tommaso Cerno che ha dipinto Blasoni come un imprenditore con il continuo sogno della politica romana e Riccardi come un ex già fuori dall'organigramma direzionale di Autovie Venete.

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