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REPORT SUL CASO MASCHERINE FARLOCCHE FVG

I RICHIAMI NORMATIVI CHE BOCCIANO ANTONIO POGGIANA

Partono molto male le nuove nomine dei direttori generali regionali alla Sanità, ampiamente bocciati da vari tecnici. La maggior parte sono neo direttori generali senza esperienza sul campo oppure, come nel caso di Antonio Poggiana (vedi foto), a Trieste e Gorizia, ex commissari che non avrebbero meritato certamente la riconferma stando alle varie disposizioni di legge e ai vari regolamenti vigenti. Nel caso di Trieste e Gorizia, il bilancio di previsione era in passivo di diversi milioni di euro tanto da costringere l'assessore Riccardi a rimpinguare le casse del neo riconfermato Antonio Poggiana; liste di attesa eterne in molti settori, sia a Udine che a Trieste: a Trieste si è arrivati ad una situazione di illegalità che ha visto le liste di oncologia chiuse e quelle della terapia del dolore superare un anno. Conoscendo la poca esperienza dell'assessore regionale Riccardo Riccardi e del vice direttore centrale alla salute, Anna Zamaro, ecco alcuni richiami normativi: 1) La normativa vieta di chiudere le Agende, cioè le prenotazioni, poiché questa pratica tuttavia può essere  usata  per  consentire ai Direttori il rispetto formale  dei tempi di attesa previsti, vistoi che chiudendo l'agenda  la prenotazione non può essere registrata e non c’è traccia documentale del ritardo. La L. 266/2005, all’articolo 1, comma 282, così recita: “Alle aziende sanitarie ed ospedaliere e' vietato sospendere le attivita' di prenotazione delle prestazioni”. 2) L'accertamento da parte della regione del mancato conseguimento degli obiettivi di salute e assistenziali costituisce per il direttore generale grave inadempimento contrattuale e comporta la decadenza automatica dello stesso” (art. 3 bis, comma 7 bis, del Dlgs 502/1992 e s.m.). Ai sensi dell’art. 6 della L.R. 7/2009, nel Patto stipulato annualmente tra la Regione ed i Direttori generali, il 25% del compenso integrativo al trattamento economico annuo è vincolato al rispetto dei tempi massimi di attesa. 3) Ai sensi dell’art. 10 della L.R. 7/2009, nel caso in cui le Aziende non siano in grado di rispettare i tempi massimi di attesa come individuati dalle Linee annuali di gestione per il Servizio sanitario regionale, le apparecchiature che hanno relazione con tale ritardo, devono essere fatte funzionare per l’utenza esterna, sei giorni su sette e dodici ore al giorno e comunque non meno di 72 ore alla settimana. 4) Dlgs n. 124/1998 art. 3 comma 12: “prevedere, anche sulla scorta dei risultati dell'attivita' di vigilanza e controllo di cui all'articolo 32, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, idonee misure da adottarsi nei confronti del direttore generale dell'azienda unita' sanitaria locale o dell'azienda ospedaliera in caso di reiterato mancato rispetto dei termini individuati per l'erogazione delle prestazioni ai sensi del comma 10.”