il Perbenista
si è rifatto
il look
Notizie flash
REPORT SUL CASO MASCHERINE FARLOCCHE FVG

IL CONSIGLIERE REGIONALE WALTER ZALUKAR BOCCIA RICCARDI

Questa nuova riforma sanitaria ha il pregio di aver abrogato la riforma Serracchiani, che ha portato al massimo degrado la sanità del FVG, ma oltre a questo merito c’è ben poco altro di concretamente positivo. Infatti non vengono date chiare ed esaustive indicazioni su come far uscire la sanità dai 5 anni di sfascio, non c’è neppure un accenno di progetti idonei ad affrontare le numerose e gravi criticità esistenti, per ricostruire un sistema sanitario pubblico un tempo eccellente e ora ridotto in macerie.
Serviva una pianificazione che individuasse analiticamente in una scala di priorità gli obiettivi e la loro fattibilità, le azioni e le risorse necessarie, gli strumenti di verifica e misurazione dei risultati. Questo avrebbe fatto rinascere nei cittadini la fondata speranza che un domani avrebbero potuto avere cure e assistenza di nuovo adeguate. Ma invece di decidere questa legge enuncia una serie di principi ovvi, quali la integrazione sociosanitaria, la centralità del paziente, le cure sul territorio, ecc. ecc., concetti senz’altro condivisibili ma astratti, perché non viene indicato come realizzarli, in che tempi, con quali risorse. Al posto di progetti concretamente attuabili  abbiamo la promessa di magnifiche sorti e progressive, quindi astratti annunci proiettati nel futuro, mentre nel presente rimangono confermati i fatti concreti  dell’era Serracchiani, come il taglio dei posti letto,  lo svilimento di medici e infermieri, la soppressione di strutture e servizi. Un esempio di mancata progettualità innovativa è il mantenimento degli ospedali considerati fittiziamente unici ma articolati su due sedi distanti decine di km, quindi  con reparti “a scavalco”, assurdità organizzativa senza alcuna spiegazione razionale, ma dalle conseguenze devastanti, con professionisti pendolari a tappare i buchi di organici ridotti all’osso, perdita della continuità del rapporto fra medico e paziente, anche quest’ultimo spesso costretto a migrare, e venir meno della tanto declamata centralità della persona. E che dire del sistema di emergenza? Un modello di eccellenza ormai ridotto a un colabrodo. Che ha resuscitato immagini che credevamo sepolte nella memoria: feriti che dopo la lunga e vana attesa di un’ambulanza vengono caricati su mezzi privati che si fanno largo nel traffico con clackson e fazzoletto bianco. E questi sono i fortunati che hanno solo sofferto un po’ di più, ma i morti? E nonostante i lutti, le sofferenze, i disagi, si prosegue per si prosegue imperterriti per questa strada. Non c’è qui abbastanza spazio per continuare l’elenco delle criticità non affrontate, ma non si può concludere senza rilevare l’assenza di una politica del personale.
Già l’era Serracchiani si era distinta per la mancata valorizzazione dei professionisti, considerati e trattati alla stregua di meri fattori di produzione, se non addirittura irrisi definendoli “poltrone”.
Invece il personale rappresenta la risorsa più preziosa di un’Azienda sanitaria e meriterebbe quindi maggior attenzione e considerazione. Soprattutto la carenza di professionisti avrebbe dovuto consigliare misure atte a incentivarne il reclutamento, visto che medici e infermieri se possono emigrano in  regioni che offrono condizioni di lavoro migliori e climi più “amichevoli”. Appare semplicistica e inopportuna la previsione di assumere medici già in quiescenza per riempire tali vuoti.  
Altre regioni hanno scelto di  assumere i medici specializzandi degli ultimi anni di corso, un’opzione prevista dalla normativa nazionale che sembra assai più razionale ed efficace. (W. Zalukar)