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ASP LA QUIETE: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

In questi giorni molte persone si sono lamentate del sistema di accoglienza e di cura di alcune case di riposo private. Argomento piuttosto noto che, tuttavia, non risparmia quelle pubbliche che però godono di una maggiore protezione politico amministrativa. Da diversi mesi abbiamo segnalato alcuni casi di malasanità all'interno della Asp La Quiete di Udine. Molte lamentele arrivavano da un gruppo di mogli coraggiose che combattevano per la dignità dei propri mariti chiusi in anguste camere con tre posti letto. La signora Maria Cristina Bagnoli Bertoni parlò a lungo con i vertici dell'Istituto, poi si recò disperata dal Sindaco Fontanini (ma non venne ricevuta) e più volte , invano, cercò di incontrare l'impegnatissimo assessore comunale Giovanni Barillari. Il 19 ottobre, il dottor Nino Bertoni (era un bravo ed apprezzato medico) muore improvvisamente per arresto cardiaco. Oggi, la signora Maria Cristina Bagnoli Bertoni, decide di rompere il silenzio a cui era stata costretta per amore del marito e scrive questa lettera al sindaco di Udine Fontanini, all'assessore Giovanni Barillari, all'assessore regionale alla sanità Riccardo Riccardi, al consigliere regionale Simona Liguori e ai vertici dell'Asp La Quiete, Stefano Gasparin e Salvatore Guarneri (in foto): "Ho ricoverato mio marito presso la Asp La Quiete nel gennaio del 2014, perchè era una struttura che mi dava fiducia e ben organizzata. Fino al marzo di quest'anno tutto è proceduto abbastanza bene pur con gli alti e i bassi della salute di un anziano affetto da malattie croniche. Il 14 marzo 2019, la Struttura organizza un incontro per un PAI (Piano Assistenziale Individuato) a cui sono invitata a partecipare: si parla di disfagia e di alimentare mio marito solo con cibo liquido o semiliquido. Tutto ciò mentre con me al bar mangia tranquillamente un toast! Poi in seguito ad una broncopolmonite le cose sono temporaneamente peggiorate: mio marito era deperito, aveva bisogno di essere imboccato e alcune mie amiche mi supportavano per fargli compagnia e per aiutarlo a mangiare. Dopo una sciagurata delibera del Consiglio di Amministrazione di "regolamentazione delle badanti" operativa dal giorno 8 marzo 2019 le cose sono drasticamente peggiorate: le mie amiche potevano solo fargli visita e non potevano dargli neppure un bicchiere d'acqua perchè considerata "intromissione nell'attività assistenziale". In poco tempo è dimagrito di qualche chilogrammo. Una mattina, addirittura, un infermiere mi comunica che gli sono stati tolti tutti i farmaci orali perchè non in grado di assumerli. Infine, durante il posizionamento di un catetere vescicale, si è verificata un importante emorragia. All'esternazione della mia notevole preoccupazione per la piega presa dagli eventi la dirigenza dell'istituto ha risposto con una lettera di diffida per le mie presunte intromissione nell'assistenza, e ciò senza neppure ascoltare la mia versione. Evidentemente le legittime preoccupazioni per le condizioni di mio marito avevano infastidito qualcuno. Dopo qualche giorno sempre un infermiere mi comunica che il medico ha dichiarato mio marito disfagico: quindi niente più cibo normale ma solo liquido e semiliquido. A questo punto ho chiesto il trasferimento ad un reparto in cui opera il dott. Santin, il medico che lo aveva già seguito per quasi cinque anni fino al marzo di quest'anno e, ai primi giorni di agosto, viene trasferito al reparto Lodi 2. A mio marito indebolito dalle vicissitudini precedenti e con una lesione da decubito viene indicata un'alimentazione varia e normale ma l'abboccamento è lento e richiede ad ogni pasto molto tempo che le operatrici delreparto non hanno, dovendo provvedere anche a molti altri ospiti. Così mi faccio aiutare da amiche e parenti. Ma dopo qualche giorno la dirigente socio assistenziale dll'Istituto mi minaccia addirittura di chiamare le Forze dell'Ordine per violazione della delibera sulla "regolamentazione delle badanti". Il 30 settembre durante il bagno gli viene strappato il catetere vescicale; sia l'infermiera che il medico di turno non riescono a riposizionarlo, inoltre è in atto una copisa emorragia. Perciò invio urgente al Pronto Soccorso per rimediare all'inconveniente. Purtroppo in tutto ciò, sia la dirigente socio assistenziale che il coordinatore di reparto, sono stati completamente assenti con le logiche conseguenze di un tanto. Ulteriormente indebolito, mio marito aveva appena iniziato a riprendersi quando il 19 ottobre 2019 è improvvisamente deceduto per arresto cardiaco. Maria Cristina Bagnoli Bertoni - 6 novembre 2019"