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MAZZETTE IN SICILIA, COINVOLTA EURO&PROMOS DI SERGIO BINI

AMBIENTE: MONTENEGRO AVANTI DI 10 ANNI RISPETTO IL F.V.G.

La centrale termoelettrica di Monfalcone funziona a carbone e, per le sole fasi di avviamento, a gasolio. Il sito è inoltre autorizzato alla co-combustione di combustibili da fonte rinnovabile, come le biomasse, che possono venir bruciate insieme al carbone in percentuali stabilite. Il Friuli Venezia Giulia dovrà attendere il 2030 affinchè anche la centrale termoelettrica di Monfalcone dell’A2A, come la quasi totalità di quelle italiane, cessi l’utilizzo del carbone. A imporlo una prescrizione contenuta all’interno della Strategia energetica nazionale, che fa specifico riferimento al concetto di decarbonizzazione dell’economia e di transizione energetica con il graduale abbandono delle fonti fossili. Intanto il vicino Montenegro si impegna nel rispetto delle regole fissate dall'Unione Europea nella quale punta a entrare. In una regione, quella dei Balcani, fra le più avvelenate dallo smog in Europa, fa notizia l'annuncio del Montenegro di aver fatto marcia indietro su uno dei progetti energetici più controversi  mai pianificati nel Paese e nell'intera regione: la centrale di Podgorica. Si tratta di una unità ex novo, la senda, nella super inquinante centrale elettrica alimentata a carbone di Pljevlja, nel Montenegro. L'unità, dalla potenza di 254 megawatt, da realizzarsi per un costo di 320 milioni di euro non si farà come avevano richiesto da anni ecologisti e Ong, anche internazionali. In Italia, invece, il Paese del super ministro all'ambiente Costa, ci ritroviamo ancora una Regione come il Friuli Venezia Giulia, costretta ad ospitare una grossa società Lombarda che da anni e per anni continuerà a produrre energia tramite la combustione del carbone a Monfalcone.