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    MINACCE ALLA QUIETE, MENTRE I MALATI DIGIUNANO

    2013A

    La prima segnalazioni dei gravi problemi lamentati dai parenti di alcuni anzaini ricoverati a La Quiete di Udine mi erano giunti già verso fine marzo 2019, quando seguivo l'Ufficio Stampa del Sindaco Fontanini. Mi si disse che era impossibile parlare con il sindaco perchè dirottava ogni responsabilità al Presidente della Asp, Stefano Gasparini (vedi foto) ed era impossibile parlare con l'assessore al sociale Giovanni Barillari perchè impossibile da contattare e vedere. Ne parlai allora di mia volontà, spontaneamente al Presidente del Consiglio Comunale Enrico Berti e con il coordinatore provinciale di Forza Italia Ferruccio Anzit, entrambi dello stesso partito e molto vicini all'assessore regionale alla sanità Riccardo Riccardi. Molte persone si lamentavano del divieto posto dai vertici de La Quiete di far imboccare a parenti e amici gli anziani che necessitavano di maggior tempo rispetto quello che potevano dedicare le Oss. Così il numero degli anzini denutriti aumentava benchè a chiedere aiuto fossero anche medici con i propri cari ricoverati in struttura. Va detto che molti degli anziani abbandonati a se stessi presso La Quiete sono coetanei del sindaco Fontanini che finge di non vedere il problema. Oggi, riceviamo e pubblichiamo, la lettera di una signora residente di Udine, il cui marito, un noto professionista, da anni è ricoverato alla Asp La Quiete: "Ho rivoverato mio marito attualmente ottantasettenne presso l'Asp La Quiete nel gennaio del 2014, perchè era una struttura che mi dava fiducia ed era ben organizzata. Fino al marzo di quest'anno tutto è proseguito abbastanza bene pur con gli alti e i bassi della salute di un anziano affetto da malattie croniche. Poi in seguito ad una broncopolmonite le cose sono temporaneamente peggiorate: mio marito era deperito, aveva bisogno di essere imboccato e alcune mie amiche mi supportavano per fargli compagnia e aiutarlo a mangiare. Poi, dopo una sciagurata delibera del consiglio di amministrazione di  "regolamentazione delle badanti" operativa dal marzo 2019 le cose sono drasticamente peggiorate: le mia amiche potevano solo fargli visita e neppure dargli un bicchiere di acqua perchè considerata "intromissione" nella vita assistenziale. La dirigenza mi ha inviato direttamente una lettera di diffida per le mie presunte intromissioni nell'assistenza senza neppure ascoltare la mia versione: evidentemente le mie legittime preoccupazioni per le condizioni di mio marito hanno infastidito qualcuno. Ho risposto in modo garbato alla diffida e mi è stata confermata. Nel frattempo l'atmosfera si era fatta molto tesa soprattutto con il personale sanitario e con alcune delle operatrici e perciò all'inizio di agosto ho chiesto e ottenuto di spostare mio marito in un altro reparto per rasserenare l'ambiente. Mio marito si è rimesso abbastanza e tutto è proseguito bene fino alcuni giorni fa. Siamo così arrivati ai primi giorni di questa settimana quando improvvisamente mi è stato detto, tramite le infermiere, che le mie amiche non potevano più aiutarlo a mangiare e addirittura la coordinatrice mi ha minacciata di chiamare le forze dell'ordine se le mie amiche avessero fatto qualunque cosa per mio marito se non fargli compagnia. Questo pomeriggio, infine, la medesima coordinatrice ha minacciato la mia amica che faceva solo compagnia, di chiamare la Polizia. La misura è davvero colma. E' una struttura per anziani questa in cui si diffida, si minaccia e addirittura ci si arroga il diritto di limitare la libertà di fare visita agli ospiti desiderati? Bisogna anche tenere presente che il personale è ridotto all'osso e non può certamente trovare il tempo sufficiente per imboccare gli ospiti con diverse patologie che rendono difficile e spesso molto lenta l'alimentazione. Così, alla fine, più di qualcuno mangia poche cucchiate o addirittura digiuna".

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