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    MISERIA E NOBILTA': LA LETTERA DEL DUCA VILLOTTA

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    Caro Marco. Il tuo post sull’ultima dieta del ducato mi ha fatto riflettere. Ho pensato:”Io, Duca emerito dei vini, che nel recente passato ho organizzato decine e decine di eventi enogastronomici con grandi scelte e raffinate e divini e di cibi, ho preso a schiaffi la miseria”?
    Da un lato hai ragione, certe montagne di ostriche, di astici, grattate di tartufi come se piovesse, vini d’annata a botti (barriques, pardon), docce di spumanti e champagnes debitamente millesimati vanno d’accordo con la miseria di cui ci parlano ogni giorno le cronache e illustrissimi personaggi?
    Evidentemente no! Il Ducato è il contrario. È l’opulenza dell’Occidente opposta alla naturale, “ecologica”, evangelica, miseria dell’Africa, di buona parte del Sudamerica, di buona parte dell’Asia e di almeno 5/6 dell’umanità.
    Stesso discorso, ma più specifico per la mise” rosa di m.me Fontanini. Elegantissima, appropriata, ma certo non in linea con lo stile proletario dei jeans strappati e volgari magliette in voga sotto i portici di Mercatovecchio e San Giacomo.
    M.me Viviana aveva un vestito adatto alla circostanza. Un taglio che con la sua silhouette poteva permettersi fosse stato rosso si poteva confondere con un modello di Valentino, ma la scelta del rosa si imponeva tra il verde delle gabbane ducali e il rosso del collare che doveva ricevere. Semplicemente “eleganza”, forse incompresa anche nell’ambiente leghista che, va detto, non è (e pare non voglia essere) modello di eleganza soprattutto in Friuli. In una convention leghista a Coseano sarebbe forse stata fuori luogo. Al Ducato no.
    Sì Marco. Noi mangiamo bene, beviamo meglio e cerchiamo di vivere serenamente l’opulenza dell’Occidente. Dovremmo ipocritamente nasconderlo?
    Le braccia non vivono senza lo stomaco e viceversa, ma è lo stomaco che determina lo stato di benessere di tutta la persona (cfr. Menenio Agrippa, console nel 503 a.c.). In fondo i barconi, i gommoni e le navi Ong vengono qui per raggiungere la nostra ricchezza. Di miseria, a casa loro, ne hanno quanta ne vogliono. Grazie Marco per avermi fatto riflettere.
    Tuo Piero Villotta, Duca emerito dei vini friulani

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