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    TERRORE ALL'ASP LA QUIETE: DENUTRIMENTI E MINACCE

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    Un paio di settimane fa una distinta signora chiese appuntamento alla segreteria del Sindaco Fontanini per le difficoltà che aveva nell'assistere suo marito, ricoverato alla Quiete. Non le fu dato nessun appuntamento e le fu detto di rivolgersi alla segreteria dell'assessore alle politiche sociali Giovanni Barillari. Il copione fu lo stesso, nessun appuntamento prima di un mese. Nel frattempo si rivolse a noi e pubblicammo sul nostro sito la sua storia, basata sull'impossibilità di far accudire da personale esterno o parenti, per l'imboccamento il marito. Nel giro di pochi giorni fummo sommersi da signore che ci segnalavano lo stesso problema: i pazienti non autosufficienti non vengono imboccati con la dovuta calma dalle OSS e tanto meno da taluni infermieri. Ai parenti di secondo grado e agli amici è fatto divieto. Noi ci saremmo attesi un rapido intervento del primo cittadino o dell'assessore Barillari spesso in contatto con i vertici della Quiete, invece silenzio tombale. Al contrario, alcuni famigliari di degenti non autosufficienti ci segnalano di essere stati minacciati di querele e di ritorsioni sui propri cari laddove si fossero esposti pubblicamente contro il servizio offerto dalla Quiete. Poco dopo, ecco apparire sulle bacheche, vicino alla circolare in cui il direttore generale Guarnieri vieta alle badanti di imboccare i degenti, una strana lettera (vedi foto) firmata dal segretario del Nursind Udine, Afrim Caslli. L'esponente sindacale albanese indica ad oggetto: "Indignazione per l'articolo apparso sul giornale Il Perbenista" (vedi foto). Nega, a priori, tutte le lamentele dei parenti dei degenti ricoverati senza sapere neppure chi siano e minaccia querela anche al Perbenista, dopo averla fatta personalmente ai famigliari degli assistiti. Scrive letteralmente (vedi foto) "Di una cosa siamo certi, che da parte degli operatori non è mai mancata l'assistenza e la soddisfazione dei bisogni degli anziani, saremmo ancora più certi e convinti quando la Direzione Generale dell'Asp La Quiete intervenga al più presto in difesa dei propri dipendenti, altrimenti saremmo costretti a intervenire con i nostri legali in tutte le sedi necessarie." Appare evidente che una lettera scritta, firmata, protocollata ed appesa in bacheca con una grammatica ed una sintassi tale, non può che far accrescere i dubbi che finora avevamo. Visto il silenzio del Presidente della Quiete Stefano Gasparini, del Sindaco Pietro Fontanini e dell'assessore competente Giovanni Barillari non possiamo che augurarci, noi per primi, un intervento e un chiarimento da parte degli organi preposti.

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