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ALLA QUIETE SI RISCHIA DI MORIRE DI FAME

Alle volte non basta guardare bilanci e opere strutturali per essere un buon assessore al sociale, ma occorre anche dare un occhio alla qualità di vita del personale e, soprattutto, dei pazienti di una casa di riposo. Fra i problemi che più gravano su molti famigliari di degenti è la preoccupazione per il loro nutrimento. Sono frequenti i casi di improvvisi dimagrimenti attribuiti all'età, ma in realtà le cause vanno ricercate altrove. Da una parte il menù che passando dal semolino al riso in bianco e dallo stracchino alla mela cotta certo non aiuta. Dall'altra, la fase dell'imboccamento per quanti non sono totalmente autosufficienti a causa di una demenza o di una paresi. In questo caso a farsi in quattro sono i famigliari dei ricoverati poichè il tempo che una Oss dedica a ciascun degente è troppo poco. A complicare le cose si è aggiunto, poi, l'art. 1 del Regolamento della Quiete che recita: "Sono da ritenersi escluse dalle attività consentite ai badanti le funzioni proprie dell'assistenza socio/sanitaria (ad es. imboccamento) che sono prestate direttamente dal personale della Asp fatte salve specifiche attività condivise, concordate e autorizzate per tempo". Alcune premurose mogli hanno chiesto ai vertici della Quiete una deroga per poter imboccare i propri coniugi non affetti da disturbi disfagici ma non hanno ottenuto risposta. La legge regionale, a dir il vero, prevede una personalizzazione della cura e dell'attenzione, quindi chi necessita di più tempo deve avere maggior tempo per l'imboccamento, ma così non è il peso di molti allettati cala vistosamente. Trovate le porte chiuse ai vertici dell'Asp, l'unica soluzione rimasta era quella di parlare con l'assessore alla salute di Udine, dott. Giovanni Barillari (vedi foto), ma ottenere un appuntamento in tempi umani - a dire dei parenti dei degenti - è praticamente impossibile, non essendo quasi mai in assessorato. Forse Udine potrebbe essere ricordata veramente come la città della morte, ma non per il caso Englaro.