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PIOGGIA DI SEGNALAZIONI: I COLLETTI BIANCHI TREMANO

Al malfunzionamento delle amministrazioni pubbliche si può rimediare, e il 'whistleblowing' può essere un utile alleato. Una parola che letteralmente significa ‘soffiare nel fischietto’ e deriva dall’inglese ‘to blow the whistle, con chiaro riferimento all'azione dell'arbitro nel segnalare un fallo o a quella di un poliziotto che tenta di fermare un'azione illegale. Dal 2014 anche la legge italiana ha fornito i dipendenti pubblici di questo strumento, mutuato dai Paesi anglosassoni, che permette di prevenire la corruzione, segnalando qualsiasi tipo di disfunzione, di irregolarità e anche di illegalità all’interno delle amministrazioni. Nasce così la figura del whistleblower.

Chi è il whistleblower

Il whistleblower è il soggetto che, a fronte di attività illecite o fraudolente all’interno di un’amministrazione pubblica, si fa carico di segnalare al proprio dirigente o alle autorità competenti la situazione irregolare. Il fine è quello di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità. Si tratta in sintesi di un modo per aumentare la collaborazione tra amministrazione e dipendenti pubblici. “Il whistleblower è tale quando si fa carico di un interesse pubblico, collettivo - precisa Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, durante la conferenza stampa di presentazione del secondo monitoraggio nazionale sull’applicazione del whistleblowing - e non individuale, come invece spesso è accaduto in questi anni”.

Cosa succede dopo la segnalazione

L’autorità amministrativa interpellata da un whistleblower si fa carico, grazie alla segnalazione di fronteggiare il rischio che quella situazione possa ripetersi in futuro, intervenendo dunque affinché l’amministrazione interessata adotti le giuste misure per prevenire la corruzione. 

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