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SALTA L'EX CASSAFORTE DI TRAVANUT, TORRENTI E SONEGO

Come abbiamo avuto modo di anticipare qualche giorno fa la sede regionale del Pd di via Vincenzo Joppi 63 a Udine, risulta in vendita presso l'Istituto Vendite Giudiziarie di Udine. L'immobile, si legge nella perizia, risulta occupato da terzi, con regolare contratto di locazione del 07/02/2016 per il periodo di anni sei al canone annuo di euro 12mila. Sempre dalla perizia appare un'iscrizione volontaria attiva derivante da costituzione di ipoteca a favore di Meliorbanca Spa con sede in Milano, contro terza S.p.A., a firma del notaio Mario Fea di Roma del 29/11/2006 iscritta a Udine in data 9/12/2006. Appare inoltre un pignoramento derivante da atto giudiziario, esecutivo o cautelare del 1/12/2016 a favore di Unicredit S.p.A., contro l'esecutato, a firma dell'Ufficiale Giudiziario, trascritto in data 23/12/2016. Il Tribunale di Udine ha indertto l'esecuzione immobiliare promossa da Unicredit S.p.A., Mandataria doBank S.p.A. (avv. Elio Ludini - Roma). Si tratta di un'esecuzione immobiliare post Legge 80, Numero 484, Anno 2016 con Giudice Annamaria Antonini e delegato alla vendita l'avv. Viviana Beltrame. L'Istituto Vendite Giudiziarie è la Coveg Srl. Ovviamente abbiamo scavato fino a trovare il nome del titolare dell'immobile sotto sequestro ed attualmente in vendita all'asta giudiziaria: "Fondazione per il riformismo nel Friuli Venezia Giulia" (vedi foto) con sede legale a Trieste in via della Geppa 9. Sempre a Trieste, in via della Geppa 9 ha sede anche la Immobiliare Capitolina S.r.l. La “vecchia” cassaforte del Pci nelle province di Udine, Pordenone e Trieste è stata commissariata. Il 21 gennaio 2009 la Fondazione Riformismo nel Fvg ingloba gli immobili di Trieste, Udine e Pordenone: complessivamente 25, con valore di 3 milioni di euro (di cui, come spiegato sopra, 9 immobili si trovano a Trieste). I soci della Fondazione Riformismo nel Fvg sono tre, nominati a vita (Gianni Torrenti, Renzo Travanut e Lodovico Sonego), che hanno eletto un cda con durata triennale, presieduto dalla commercialista udinese Giovanna Ferrara, che avrà il compito di razionalizzare al massimo le risorse diessine. «Le tre realtà regionali mantengono contatti costanti, ma sono autonome - spiega Torrenti -. Io avrei preferito che ce ne fosse solo una in Regione, ma non è stato possibile, sia a causa delle solite gelosie territoriali che per questioni pratiche (tempi e processi di costituzione diversi,ndr.)» Nel “paniere” in mano alla Fondazione, complessivamente, ci sono una quindicina di immobili tra cui la vecchia sede del II e III circolo del Pd a Trieste in via Geppa, quella attuale di Udine in via Joppi e l’abitazione che ospita il circolo dem a Cordenons. Al vertice viene messo una sorta di triumvirato diviso per provincia: Renzo Travanut a Udine, Lodovico Sonego a Pordenone e Gianni Torrenti a Trieste. Tutte persone che, all’epoca, non ricoprivano cariche elettive o politiche di un certo peso. Poi, però, la situazione cambia. Nel 2013 Sonego viene eletto senatore, Travanut diventa segretario regionale del Pd – al posto di Debora Serracchiani – e Torrenti – che ricopriva l’incarico di presidente del Consiglio di indirizzo della Fondazione – entra in giunta regionale con, tra l’altro, la delega alla cultura. Particolare non da poco perchè la legge regionale del 1993 prevede che «il controllo sull’amministrazione delle fondazioni riconosciute persone giuridiche di diritto privato viene esercitato dalle Direzioni regionali o dai servizi autonomi competenti nelle materie in cui le fondazioni medesime operano». Il rischio, dunque, è che – pur non avendo mai richiesto alcun contributo pubblico – il controllore della Fondazione sia anche il controllato. Se ci aggiungiamo, poi, un rapporto politico certamente non idilliaco – per utilizzare un eufemismo – tra Sonego e Serracchiani (e quindi di rimbalzo Torrenti) bene capiamo come arrivino le rispettive dimissioni e alla presidenza giunga un’altra persona, Renato Santin, il quale, però, rassegna le proprie dimissioni il 25 ottobre aprendo, anche se un anno dopo, nel 2016, le porte al commissariamento di Alessandro Cucchini. «Possiamo dire che avevamo difficoltà di visione comune – ha commentato Torrenti – nella gestione di un patrimonio che vale, più o meno, 1,5 milioni di euro. La Fondazione non raccoglie né chiede soldi, ma affitta, a prezzi molto bassi, le proprietà che ha in gestione al Pd, come in via Joppi, oppure a privati con lo scopo di metterle a reddito per organizzare qualche iniziativa culturale. Uno scopo, però, molto teorico considerato come il denaro recuperato dagli affitti degli ex beni dei Ds non ci abbia mai consentito di coprire nemmeno le spese per commercialisti e imposte».