il Perbenista
si è rifatto
il look
Notizie flash
PRESTO LA RELAZIONE GIURATA DEL DOTT. FABIO ZULIANI

CAMOSCIO CON LA ROGNA MUORE IN UN LAGER PUBBLICO

Quello che vi stiamo per descrivere è un caso di mala amministrazione, di mala veterinaria, di mala etica e di mala fede. Non tutti i protagonisti di questa vicenda sono responsabili per tutti i casi ma la storia è una storia che termine molto male per il soggetto più debole: un camoscio recuperato nel nostro territorio faunistico. La forestale ieri pomeriggio ha coadiuvato un'operazione di recupero di un camoscio gravemente malato (forse di rogna sarcoptica) e successivamente lo ha trasportato a Campoformido nel Centro di recupero di fauna selvatica di Vittorio Liviana. Paolo Benedetti, posizione organizzativa presso la Direzione Centrale risorse agricole, forestali e ittiche ci scrive testualmente:"Le posso confermare che un camoscio con sintomi di rogna sarcoptica è stato visionato da un veterinario pubblico e successivamente trasportato al Centro di recupero da un nostro equipaggio". Tuttavia non ci viene data alcuna risposta su chi fisicamente abbia accolto il camoscio ricevuto dalla Forestale, sul nome del veterinario che lo ha visitato e sulle eventuali cure portate all'animale. Come si può vedere dalla fotografia (vedi foto) se ingrandita sufficientemente il camoscio viene abbandonato a se stesso all'interno di una costruzione in muratura, priva di una tettoia e di punti di abbeveraggio; ad impedirne l'uscita, sebbene già in preda a forti convulsioni, una griglia di ferro arrugginita. Nelle prime ore della serata il camoscio muore fra atroci sofferenze a causa di vari e sconosciuti mali. Secondo l'autorevole parere di alcuni biologi che operano nei parchi naturali della nostra regione "trasportare un camoscio affetto da rogna avanzata dal suo luogo ad un centro distante è un'operazione folle che rischia di allargare l'area di contagio degli acari responsabili della malattia, infettando la stessa vettura e la zona di ricovero". Purtroppo, sempre secondo gli studiosi naturalisti, la malattia della rogna è ormai in avanzata fase di contagio e nel giro di quattro anni sono destinati a morire circa il 70% dei camosci e degli stambecchi presenti in un raggio di 7 km. dal focolaio. Intanto i dirigenti pubblici dei servizi responsabili sono in ferie e i loro sostituti non gradiscono essere disturbati.