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    LA CASTA (1OMILA EURO) SFRUTTA I PENSIONATI ALPINI

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    Da ieri sera è iniziato il servizio di scorta degli alpini congedati ai medici di guardia durante la notte. Nelle sedi delle Guardie Mediche saranno presenti due alpini volontari (vedi foto) nella stanza accanto a quella del medico e lo accompagneranno in caso di visite domiciliari. Da Pordenone questa iniziativa potrebbe estendersi a tutta Italia dove 7400 alpini pensionati e 22 Ordini medici hanno già dato disponibilità a replicare questa iniziativa nata in FVG. Ma come è possibile far lavorare gratuitamente pensionati volontari e con quale autorità potranno intervenire in caso di bisogno? Agli Alpini sarà permesso solo indossare il loro cappello e utilizzare un cellulare per chiamare soccorso. Un consigliere regionale percepisce mediamente 8mila euro netti al mese oltre che usufruire di un mega rimborso forfettario che arriva fino a 3500 euro mensili. Secondo quale logica è stato deciso di mettere un vecchio pensionato gratuitamente a fare il turno di notte? Tuttavia il servizio pilota non è partito da Pordenone, come asserisce l'assessorato alla Sanità regionale, bensì dal Comune di San Vito, per poi arrivare nei Comuni di Sacile e San Quirino. “Le conseguenze delle aggressioni, fisiche o verbali, perpetrate ai danni dei colleghi e delle colleghe di guardia medica sono pesantissime, in termini di danni alla salute psicofisica e di demotivazione – spiega il presidente dell’Ordine dei Medici di Pordenone, Guido Lucchini -. Per questo, lo scorso novembre, il Consiglio dell’Ordine ha deciso di intervenire e ha messo in campo questo progetto, che presto potrà essere esteso ad altre province”. «Da noi i numeri delle violenze sono piccoli - spiegò Fulvio Kette, Risk manager dell'Aas 5 -, ma perché c'è un grande sommerso, gli operatori non segnalano perché vivono in un clima di sfiducia. Questo vale non solo per la guardia medica: dipartimento di salute mentale, geriatria, sale d'attesa, pronto soccorso, ma anche servizi di back office, veterinaria, uffici per il rilascio patenti, sono tutti servizi dove il rischio di aggressioni è alto. Questo genera un malessere psicofisico nel personale per cui non potevamo non intervenire. Quando Lucchini mi ha contattato l'unità di intenti è stata immediata: in sei mesi si è sviluppato il progetto».Gli amici alpini come ha spiegato Kette, i volontari - che saranno riconoscibili anche dall'abbigliamento e da un badge identificativo - sono formati sulle modalità con cui accogliere i pazienti e relazionarsi, sia con le parole che con i gesti. Questo anche per intervenire in caso di eventuale tensione. In caso di pericolo devono allertare le forze dell'ordine attraverso il 112.

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