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    GLI SCIACALLI DISERTANO L'ULTIMO SALUTO A ETTORE ROMOLI

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    Mentre tutto la regione piangeva commossa la morte di Ettore Romoli (vedi foto) e si stringeva attorno ai figli Andrea e Francesca, Sandra Savino, Riccardo Riccardi e Fanny Codarin non hanno avuto il coraggio di entrare in Chiesa. Il vice governatore appreso che i fratelli Camber e Roberto Novelli erano stati allontanati da Andrea Romoli ha preferito invertire il senso di marcia della sua auto blu e tornarsene a Udine. Strana fuga per un uomo che dovrebbe farsi carico della salute e della protezione civile di questa Regione. Assente anche il senatore Franco Dal Mas che si dichiarava grande amico di Ettore Romoli e la sua amica Tiziana Gibelli, probabilmente a Milano. Presente, invece, al gran completo, tutto lo stato maggiore della Lega, dal governatore Fedriga agli assessori Pizzimenti, Roberti, Zilli e Zanier, oltre al sindaco di Udine Piero Fontanini. Toccante e forte un passaggio dell'orazione funebre del figlio Andrea Romoli a cui rinnoviamo un grande abbraccio: "Questo è il luogo e il momento per fare un atto di verità. La sua affezione era assolutamente curabile, se affrontata nei tempi e nei modi giusti, ma lui aveva una battaglia da combattere, la sua famiglia da proteggere, non poteva mollare e pensare a se stesso. I medici lo avevano supplicato di operarsi 4 mesi fa ma lui sapeva che se si fosse mostrato debole e fragile i suoi nemici, gli sciacalli che non aspettavano altro che vedere il vecchio leone in difficoltà, gli si sarebbero buttati addosso. E così mentre ogni giorno le forze lo abbandonavano, quegli uomini piccoli cercavano di fare il vuoto attorno a lui per farlo crollare. Non avevano fatto i conti con noi, la sua grande famiglia allargata che al momento di scegliere abbiamo fatto capire con l’arma irresistibile del voto come la pensassimo. Solo quando la missione era stata compiuta e onorata dalla più alta assemblea regionale, che con un voto corale lo ha nominato presidente del consiglio, solo allora mio padre ha accettato di farsi curare. Troppo tardi. Conscio ormai dell’aggravarsi della sua situazione, ha voluto però assicurare la continuità dell’ufficio di presidenza confermando alla guida dello staff un uomo retto e capace, colpevole però di non essere della sua stessa parte politica. Per questo gesto di correttezza e responsabilità ha patito l’onta di essere espulso dal partito che aveva contribuito a creare, poche ore prima della sua morte. La sua colpa è stata quella di non volersi piegare a meschine logiche di potere".

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