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    CHIARA VATTOLO: UNA VITA A DIFESA DEGLI ANIMALI

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    Chiara Vattolo (vedi foto), Presidente dell'Associazione per i diritti animali Julia Animalia, referente del Gadda (Gruppo Attivo in Difesa dei Diritti degli Animali FVG) e candidata al consiglio comunale nella lista civica Siamo Udine. 

    Quale è il primo problema che l’amministrazione dovrà affrontare?
    Senz’altro il problema del randagismo felino che ha assunto proporzioni allarmanti. I gatti liberi sono sotto la responsabilità del Sindaco che, adempiendo alle disposizioni di cui alla legge regionale 20/2012, ha l’obbligo di provvedere alla mappatura delle colonie feline, alla sterilizzazione dei gatti e al loro mantenimento, così come avviene per i cani ospitati nei canili.  Troppo spesso invece il mantenimento dei gatti e le cure veterinarie sono a carico dei volontari e delle associazioni animaliste. 

    Cosa fare se si trova un gatto o un cane ferito?
    Il servizio di recupero degli animali feriti fa capo all’Azienda Sanitaria per il tramite del cinovigile; bisogna pertanto contattare il numero 112 il cui operatore fornirà il numero del cinovigile di turno.
    Purtroppo però spesso gli operatori a ciò deputati si trovano ad intervenire privi della necessaria dotazione; ecco perché sarebbe opportuno introdurre il servizio di ambulanza veterinaria convenzionato con il sistema pubblico.
    E’ opportuno ricordare ai cittadini che il mancato intervento del Servizio Veterinario dell’Asl  ( obbligato ad intervenire per ritirare l’animale ferito non di proprietà)  è denunciabile poiché trattasi di pubblico servizio.
    Nel caso in cui si trovi un animale selvatico allora si diventa protagonisti di una vera e propria odissea telefonica.
    Esiste una struttura pubblica per le cure ed il ricovero dei gatti/cani?
    A Udine gli animali feriti recuperati dai cinovigili vengono ricoverati presso l'azienda sanitaria  di via Lumignacco, il cosiddetto Canile. La struttura però non possiede né strumentazione adeguata né farmaci per le prime cure, ma riceve comunque gli animali.  E’ urgente che il comune di Udine e i comuni limitrofi aprano un dialogo con i vertici dell'ASUIUD per definire modalità e protocolli di intervento. Fino ad ora anziché creare un gattile pubblico per dare ospitalitá ai gatti randagi in difficoltà  così come accade per il canile, magari riconvertendo una delle strutture abbandonate di proprietà del Comune, si é preferito ai volontari delle associazioni animaliste e a privati cittadini  le catture dei gatti, le cure veterinarie, l’acquisto del cibo, e la degenza post operatoria.  Ora però questo sistema è arrivato al collasso.
    E’ inoltre necessario istituire un servizio sanitario gratuito o comunque convenzionato (quante volte abbiamo aiutato persone anziane disperate che non potevano provvedere al benessere del loro animale!). Molto spesso le persone non possono permettersi di spendere centinaia di euro per una tac, solo per fare un esempio, né migliaia di euro per un intervento chirurgico.

    Parliamo di Circo in città.

    Il Comune di Udine già da anni ha recepito le linee guida CITES che stabiliscono i requisiti minimi per la detenzione degli animali (ad esempio le misure dei recinti) e vietano la detenzione di talune specie (grandi felini, elefanti, rinoceronti eccetera). A seguito di tale recepimento, le dichiarazioni pubbliche dell'amministrazione comunale di contrarietà al circo con animali non sono assolutamente sufficienti; anche se, ad oggi i Comuni – in base alla Legge 337/1968 -  non possono vietare l’attendamento dei circhi con animali (in attesa che il nuovo governo emani, in ottemperanza al disegno di legge n. 4652 approvato nel novembre 2017, la normativa sul circo "finalizzata graduale superamento dell'utilizzo degli animali"),  basterebbe  la volontà politica di far  rispettare le norme accertando le violazioni segnalate, applicando le sanzioni, contrastando il fenomeno delle affissioni abusive . 

    Cosa pensa del documento sulla caccia presentato da Federcaccia ad un gruppo trasversale di candidati al consiglio regionale?

    Il documento programmatico di Federcaccia proposto dall’avvocato Viezzi a diversi rappresentanti politici è l'evidenza documentale di quello che danni già sapevamo ossia che la caccia sopravvive solo grazie ai continui privilegi concessi dalla classe politica ai cacciatori: incremento delle specie cacciabili, ampiamento del periodo e dell'orario di caccia, libertà d’immissione del pronto caccia. Come se non bastasse, la difesa ad oltranza del famigerato articolo 842 del Codice Civile che consente ai cacciatori di entrare armati in tutte le proprietà private anche senza il permesso dei proprietari! Oggi la caccia non può essere più eticamente accettabile né può essere considerata uno sport o un'attività ricreativa. Nella nostra società, da secoli la caccia non svolge più la sua funzione alimentare e pertanto non ha più senso. La politica dovrebbe ascoltare la maggioranza dei cittadini contraria alla caccia, invece continua, anacronisticamente, ad essere asservita alla lobby dei cacciatori che numericamente rappresenta meno dell'1% della popolazione. La caccia inoltre è attività molto pericolosa perché provoca ogni anno decine di morti e centinaia di feriti.  Perché non prevedere alcoltest e drug test per chi gira con un fucile carico in mano, così come, giustamente, avviene per i comuni automobilisti? Ritengo quantomeno singolare la figura del cacciatore ambientalista descritta dal Presidente Viezzi perché la caccia continua ad avvelenare l'ambiente con il piombo delle cartucce e crea seri danni all'ecosistema.  I maggiori danni alle coltivazioni sono provocati dalle tre specie maggiormente immesse a scopo venatorio, non certo dall' "estremismo animalista" citato nel documento. Spero solo che cacciatori abbiano la decenza di non definirsi piú amanti degli animali. In questi giorni abbiamo sentito anche alcuni esponenti politici definirsi animalisti e poi descrivere il piacere nel veder uccidere gli animali durante le battute di caccia; abbattere un uccello in volo spezzandogli l'ala con i pallini, ferire mortalmente un cerbiatto, spappolare la testa di un cinghiale, fratturare o staccare di netto la zampa a una lepre: atti di crudeltà gratuita o modelli di umanità, compassione, considerazione per l'ambiente? In riferimento  alla volontà di Federcaccia di modificare la legge sul benessere animale ed il regolamento attuativo restituendo il ruolo degli animali a quello delle cose asservite alle necessità umane,  voglio ricordare che l'art. 13 del Trattato di Lisbona definisce gli animali quali "esseri senzienti", concetto ben lontano da quello di res, tanto in punto di diritto che di progresso civile. Così come sarebbe utile ricordare che la fauna selvatica è  "patrimonio indisponibile dello Stato tutelato nell'interesse della comunità nazionale e internazionale" e che il 99% della popolazione non si dedica alla caccia, preferendo vedere gli animali liberi nel loro habitat naturale e non straziati dal piombo dei cacciatori, mutilati dalle trappole o rinchiusi a vita in gabbie delle dimensioni del loro corpo. Infine, voglio spendere due parole sugli uccellatori e la "loro secolare cultura": gli uccelli utilizzati come richiami vivi sono catturati e rinchiusi in gabbie piccolissime (misurate e pensate ad una vita trascorsa in una gabbia di 20 cm per 30), forzatamente al buio in modo che perdano la percezione del tempo e cantino fuori stagione per essere utilizzati dai cacciatori, in autunno e in inverno, come esche sonore per attirare altri uccelli selvatici, da abbattere a fucilate. Io credo che questo non abbia nulla a che vedere con la cultura, ma anzi, sia un residuo di barbarie, una violenza che la politica ha il dovere civico e morale di contrastare in tutti i modi possibili. I cacciatori non hanno nessuna giustificazione, non sono altro che uccisori di esseri viventi: la caccia non è uno sport, ma il più abietto dei passatempi.

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