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    LE FINTE DIMISSIONI DI CERNO E L'IRA DI CALABRESI

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    Sono passati solo pochi giorni dalla doppia candidatura al senato del Pd di Tommaso Cerno e i suoi colleghi più celebri della stampa nazionale continuano a sfornare scoop sul suo passato e sul suo presente. Così il cavaliere senza macchia che era arrivato in pochi anni a scalare Espresso e Repubblica si ritrova anche oggi a tutta pagina (vedi foto) sulla Verità di Maurizio Belpietro. Questa volta a inchiodarlo non è più il suo passato nelle liste di Alleanza Nazionale e neppure il periodo lavorativo con l'Udeur di Clemente Mastella ma le finte dimissioni dal quotidiano di De Benedetti. "La redazione è furiosa, il direttore Calabresi vuole cacciarlo, ma lui non molla: E' un mio diritto". Ecco allora che i diritti difesi da Tommaso Cerno non sembrano più quelli civili ma quelli personali. Ecco parte del testo dell'articolo a firma di Giorgio Gandola: "L'altro ieri ai margini di un'assemblea dei giornalisti calda sulle voci sempre più insistenti di una crisi irreversibile dell'agenzia del gruppo Agr, non si parlava d'altro. Cerno che si imbullona idealmente a Largo Fochetti e tratta per una via di uscita non somiglia a quello che abbiamo spesso visto in tv, diretto e senza mezzi termini, difensore dei diritti e non dei privilegi, capace di scrivere su Facebook: "Dopo 25 anni di racconto dell'Italia, sento il dovere di restituire qualoca alla mia terra, al mio Paese e all'Europa". Avremmo dovuto immaginarla la fuga a metà. Anche sulle foto della campagna elettorale di lui viene ritratta solo una parte del volto come se si trattasse di un segnale al mondo. In realtà chiedendo l'aspettativa dimostra di voler portare l'intera tribuna dello stadio in Parlamento, di essersi alzato con la poltroncina incollata ai glutei, di voler continuare a mantenere il cordone ombellicale con il più potente giornale partito di Italia. E di metterlo in imbarazzo. L'aspettativa è un mio diritto - ha detto agli amici. Ma la scelta sembra del tutto inopportuna almeno è ciò che pensa l'azienda, che da giorni ha aperto un braccio di ferro per indurlo a cambiare idea e gli ha fatto capire che qui non rientrerà mai. A chi gli ha chiesto lumi il direttore Mario Calabresi ha risposto: "Si deve dimettere!".

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