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    ASS TRIESTINA PAGO' LA LAUREA ALLA SUPER INFERMIERA

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    Lo scandalo aumenta di dimensione e mentre i vertici regionali della sanità triestina cercano di buttare acqua sul fuoco, si scopre che la super infermiera Livia Bicego da 122mila euro l'anno, scelta dal direttore generale del Burlo Garofolo per la sua laurea magistrale e il suo curriculum, finì già nel 2012 nella bufera per aver goduto di incredibili vantaggi dalla Ass triestina guidata dall'attuale consigliere regionale Franco Rotelli (Pd). A Livia Bicego, l'Azienda Sanitaria pagò con denaro dei contribuenti oltre l'iscrizione ai corsi universitari di Empoli anche le spese di viaggio, vitto ed alloggio per tutto il triennio di frequenza. Ecco i fatti nel dettaglio:

    L’ex “Stato maggiore” dell’Azienda sanitaria triestina nel 2012 è stato condannato a pagare 120 mila euro per aver provocato un danno erariale alla stessa Ass. Franco Rotelli (vedi foto), già direttore generale, dovrà versare 60 mila euro; Mario Reali, ex direttore sanitario e Fulvio Franza, direttore amministrativo, 30 mila ciascuno.

    Lo ha deciso la Corte dei conti che ha accolto la tesi del vice procuratore generale Tiziana Spedicato. I tre dirigenti pubblici dovranno inoltre pagare le spese di giudizio, gli interessi legali sui 120 mila euro da oggi al momento in cui effettivamente verseranno il dovuto e i propri avvocati. Se fossero stati assolti le parcelle sarebbero state onorate dalla stessa Ass.

    La condanna è direttamente collegata al corso di laurea seguito nella sede di Empoli dell’Università di Firenze da una decina di infermieri triestini, lì “inviati” dalla stessa Ass su decisione di Franco Rotelli e degli altri due dirigenti. A Ofelia Altomare, Livia Bicego, Darinka Daneu, Cristina Stanic, Barbara Laderca, Loretta Lattanzio, Maila Mislej, Cinzia Orlando e Flavio Paoletti, l’Azienda sanitaria ha pagato con denaro dei contribuenti oltre l’iscrizione ai corsi anche le spese di viaggio, vitto e alloggio per un triennio di frequenza.

    «L’aspetto certamente più grave di questa vicenda consiste nel fatto che per il raggiungimento e il conseguimento delle posizioni dirigenziali previste dalle leggi è necessario superare un concorso pubblico, senza che vi fosse alcuna garanzia che i beneficiari di questa forma di comando finalizzato effettivamente partecipassero alle selezioni con esito positivo». Lo scrivono nella sentenza il presidente della Corte Enrico Marotta e il giudice Alberto Rigoni.

    Ma non basta. «I costi sostenuti dall’Azienda per consentire a questi dipendenti di conseguire la laurea non trovano giustificazione nel ritorno in termini di formazione professionale; si tratta invece di un vantaggio ingiustamente riconosciuto ad alcuni infermieri per ottenere agevolazioni in termini di rimborso spese e di mantenimento della retribuzione comunque percepita, per conseguire un titolo di studio che avrebbe consentito loro di partecipare a un concorso per dirigenti».

    Secondo i giudici ai dieci infermieri di categoria D o DS avrebbe tutt’al più essere concesso - in base al contratto di lavoro - un “congedo per formazione” e non certo un comando finalizzato. Per i magistrati emerge dal processo la “colpa grave” dei tre manager, «in quanto l’illegittimità della loro decisione è stata originata violando le disposizioni del Contratto di lavoro, nonché le elementari norme di imparzialità e di efficienza amministrativa».

    La sentenza sottolinea come la delibera con cui i dieci infermieri hanno potuto frequentare l’Università ad Empoli, in un verso «ha creato una disparità di trattamento all’interno del personale infermieristico, con una scorretta utilizzazione dei fondi destinati alla formazione; nell’altra ha consentito ai beneficiari di acquisire una formazione utile per le mansioni svolte all’interno dell’Ass». Il danno contestato dalla Procura raggiunge i 189 mila euro, ma i giudici hanno in qualche modo ridimensionato la cifra del danno erariale a 120 mila, per le positive ricadute professionali delle lauree conseguite sul buon andamento dell’Ass.

     

  • Commenti

  • Ma arriverà il momento che certi personaggi e i loro beneficiari vengano finalmente rimossi da ogni incarico ????????????? Commento inviato il 16-01-2018 alle 11:18 da anonimo
  • Fanno schifo Commento inviato il 15-01-2018 alle 13:40 da Anonimo
  • Bravo Perbenista che hai pubblicato questa sentenza. Ma quali interessi c'erano oltre a quelli di favorire queste infermiere? Come mai un direttore generale e due direttori (sanitario e amministrativo) di lunga esperienza non conoscevano queste norme elementari che hanno violato? Commento inviato il 15-01-2018 alle 11:08 da Claudio Carlisi

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