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    FONTANINI: CLASSI DIFFERENZIATE PER DISABILI

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    Implacabilmente muto, esempio di coerenza padana, quando nelle pubbliche cerimonie è il momento di intonare l'Inno di Mameli («Ma quale schiavo di Roma e pronto alla morte! A me queste cose non piacciono per niente, molto meglio il Va' pensiero...»), Pietro Fontanini, 65 anni, presidente della Provincia di Udine, nel 2010, ha trovato invece le parole giuste per farsi mandare a quel paese da un'intera platea di operatori socio-sanitari della Bassa friulana che, in un crescendo di fischi e boati, hanno letteralmente fatto a pezzi ciò che il Fontanini, ex insegnante di scuola media con laurea in sociologia, ha teorizzato dal palco in materia di disabilità e integrazione scolastica (vedi foto), sostenendo che «in Germania, dove ci sono percorsi differenziati per ragazzi con problemi, le cose funzionano meglio: è un buon modello» e che «le persone disabili ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici». A sostegno della sua tesi, e incurante dell'ostile brusio che cominciava ad alzarsi dalla platea, il presidente leghista ha portato ad esempio il caso di una classe quinta del liceo: «Da parte degli studenti normodotati c'era molta disponibilità verso i ragazzi disabili, ma l'integrazione è un'altra cosa. Innanzitutto esiste il concreto rischio che gli studenti con problemi si trovino a dover seguire lezioni troppo difficili. Eppoi, a causa dei tagli imposti dalla riforma, gli insegnanti di sostegno fanno più assistenza che appoggio durante le lezioni e spesso non hanno il tempo di verificare il lavoro dei disabili». Conclusione: «Sarebbe meglio pensare a percorsi differenziati. Sul tipo di quelli organizzati dalla Provincia, da me presieduta, per favorire l'inserimento di questi ragazzi nel mondo del lavoro». Una sassata contro un vetro. Le parole di Fontanini furono immediatamente decodificate da molti, anche nello stesso centrodestra, come il tentativo di tornare a quel regime di classi «differenziate», introdotto in Italia nel 1962 e poi totalmente superato, nel nome dell'integrazione, nel 1977. «Le cosiddette classi speciali altro non erano se non ospedali psichiatrici per bambini: la loro abolizione ha portato indubbi vantaggi ai disabili e alle loro famiglie»: tra i primi ad insorgere, vi fu l'ex assessore friulano alla Salute, Vladimir Kosic, alleato di giunta della Lega e, in quanto invalido, doppiamente coinvolto in questa polemica.

     

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  • Torniamo indietro come i gamberi Commento inviato il 11-01-2018 alle 20:59 da Anonimo

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