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    FONTANINI E LO SPERPERO DI DENARO FRIULANO

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    "Altro che promozione del friulano; quella di cui ci accingiamo a raccontarvi è una promozione personale a fini politici" - E' questo quanto ci hanno dichiarato alcuni uomini di cultura legati all'autonomismo friulano, furibondi per quello che considerano un vero e proprio spreco di denaro pubblico in nome della difesa della lingua friulana e dell'autonomismo. Nel post (vedi immagine), notate chiaramente una fotografia scattata in questi giorni in cui si possono vedere decine di scatoloni posizionati su 4 bancali del magazzino di una tipografia nei pressi di Udine. Si tratta dell'opera omnia di Pre Toni Bellina a cura di Glesie Furlane pagata dalla Provincia di Udine grazie ad una convenzione stipulata fra Pre Roberto Bertossi di Venzone (Presidente di Glesie Furlane) e Pietro Fontanini. Nonostante i continui solleciti da parte della tipografia a ritirare gli scatoloni, ormai abbandonati nei magazzini, nessuno, da tempo, si fa vivo. Insomma nessun interesse a distribuire i volumi pagati con denaro pubblico. A fare parte dell'associazione ecclesiale anche Christian RomaninI. Prima di Pre Roberto Bertossi, presidente di Glesie Furlane era Giovanni Pietro Biasatti imputato, tutt'oggi, di appropriazione indebita e malversazione per quasi 74mila euro. Per dirottare nelle proprie tasche il denaro, stando alla ricostruzione delle Fiamme gialle, Biasatti non avrebbe esitato a presentare falsi documenti di spesa, provvedendo di volta in volta a versare personalemnte in proprio favore le somme. Diverse le modalità di pagamento alle quali avrebbe fatto ricorso, per giustificare in contabilità le varie uscite: fatture di società esterne, note di addebito delle parrocchie e ricevute. Una montagna di documentazione che, in tesi accusatoria, sarebbe servita soltanto a coprire i suoi maneggi. Note di addebito che la Procura ritiene solo apparentemente emesse da parrocchie friulane. Del lungo elenco passato al setaccio dai finanzieri non sarebbero stati trovati riscontri per le tre a firma della parrocchia di Portis e Carnia, nel 2012, per 2.910 euro, le nove della parrocchia “Sant’Andrea apostolo” di Venzone, tra il 2012 e il 2013, per 7.890 euro, le undici della “San Giacomo apostolo” di Ragogna, tra il 2010 e il 2012, per 4.700 euro, le sette di “Santa Maria Maggiore Villanova” di San Daniele, tra il 2010 e il 2012, per 12.150 euro, le cinque di “Santa Maria di Gorto” di Ovaro, nel 2012, per 5.825 euro, e le sei di “Santi Giacomo e Filippo” di Rigolato, tra il 2012 e il 2013, per 5.840 euro. In ballo, anche tre note di debito della parrocchia “San Pietro Apostolo”, apparentemente emesse nel 2013, per 2.650 euro e che risultano pagate con contanti o, comunque, per cassa. La parte di denaro assegnata a “Glesie Furlane” da Regione e Provincia e a sua volta sparita ammonta a 42.721 euro ed è quella che configura l’ipotesi della malversazione, ossia del reato che punisce la diversa destinazione di finanziamenti pubblici. Anche in questo caso, nel prospetto degli importi documentati da Biasatti figura il nome della moglie, cui risultano attribuite ricevute per complessivi 1.950 e 6.046,55 euro, in relazione a contributi stanziati rispettivamente da Regione e Provincia, accanto alle note di addebito delle parrocchie, per 13.660 e 21.065 euro.

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