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IL CROLLO DI DEBORA: LA RETE SMASCHERA LA STAMPA

La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopo guerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione. Su questo tutta l'Italia non ha dubbi. Eppure c'è chi, come la governatrice Debora Serracchiani, non perde occasione per tenere alta la tensione anche a distanza di 37 lunghi anni. Sono tantissimi i "segreti di stato" a partire da Ustica di cui non si è mai saputo nulla, ma in un tweet, abbondantemente criticato nei commenti, Serracchiani scrive: " La verità su esecutori neofascisti della #StrageDiBologna è storia. La ricerca della verità sui mandanti del #2agosto è inderogabile impegno" (vedi foto). Pino Sancris commenta: "Ricerca della verità inderogabile impegno del governo? Dopo 37 anni ancora con ste minchiate della ricerca? Cambia disco!"; Domenico Valente: "Se si dovesse riaprire il caso e si scopre che i colpevoli non sono neofascisti? Avrete il coraggio di chiedere scusa?"; Giuseppe Rinaldi: "...con che faccia da pomodoro pachino posta una cazzata megagalattica"; Teressa Meli: "Nel Pd la vergogna batte, quotidianamente nuovi limiti"; Edoardo Pisani: "Questi tweet dopo 37 anni hanno il sapore di una presa per i fondelli...trascorrere meno tempo qui e fate cose concrete se ne siete capaci"; Giovanni Di Nino: "Sono oltre 30 anni che il governo di turno assume l'impegno di ricercare la verità, un rituale ridicolo e indegno per un Paese civile!"; Rosso di Sera: "La verità ma avete governato 10 anni che avete fatto? Bologna non vi vuole"; Ale: "La verità...detto da voi..."; Aldo: "Dovesei stata in questi anni? Parole sentite e risentite. Parole che disprezziamo perchè non seguite da fatti"; Rosa Dragonetti: "Intanto evapora. Grazie"... Insomma una lunga serie di commenti, da tutta Italia, critici verso il tweet della governatrice Debora Serracchiani che dimostra come la sua popolarità non sia crollata sono in Friuli Venezia Giulia ma anche nel resto del Paese. Come su Twitter anche su Facebook commenti e toni sono di pura contestazione e questo porta l'ex numero due di Matteo Renzi, ormai superata da Ettore Rosato, a cercare strategie comunicative commuoventi come il continuo vittimismo e complottismo. Un giorno piange in regione, un giorno lamenta minacce maggiori di altri politici, un giorno urla alla violenza verbale non sapendo rispondere alle critiche mosse dalla sua opposizione in consiglio regionale. Purtroppo la stampa riporta quasi sempre solamente i testi dei tweet ma mai i commenti e questo fornisce una distorta visione della realtà di un Paese in cui internet ha tolto ogni bavaglio.