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    CACCIA: LA SPECIALE CRUDELTA' DELLA REGIONE FVG

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    E' il 6 settembre 2016 (vedi foto), quando a Pozzuolo del Friuli la governatrice Debora Serracchiani afferma - "Mi impegno a verificare ogni questione posta dal mondo venatorio. È mio dovere, come presidente di Regione, farmene carico e, per la serietà delle osservazioni presentate, devo prendere il tempo necessario per valutare dove si può migliorare o motivare dove non si può modificare. Non tutte le istanze potranno essere soddisfatte ma tutte verranno affrontate". La dichiarazione solenne avviene in occasione dell'incontro organizzato dalle sezioni regionali della Federazione italiana della Caccia e di Ekoclub, su La caccia e le contraddizioni irrisolte in cui sono state solevate alcune criticità riferite, in particolare, al Piano Faunistico Regionale (PFR). La presidente ha spiegato, inoltre, il lavoro di revisione checompiuto sulla legge 6 del 2008 Gestione ed esercizio dell'attività venatoria nella Regione Friuli Venezia Giulia. Sul tema della Riforma della programmazione e progettazione faunistico-venatoria regionale, Serracchiani ha chiarito come i distretti e le riserve restano punti fermi del sistema ma ha auspicato che solo la pianificazione, la programmazione e il controllo siano le attività a carico della Regione, non la parte gestionale della caccia. Una delle esigenze manifestate durante l'incontro ed espresse da Paolo Viezzi, presidente regionale di Federcaccia FVG, è stata anche quella di poter avere un referente interno all'Amministrazione regionale con una qualifica appropriata per la gestione quotidiana legata all'attività della caccia in un'ottica di miglioramento ed efficacia. L'appuntamento a Pozzuolo del Friuli, moderato dal giornalista Alberto Terasso, ha visto fra gli altri gli interventi di Rolando Della Vedova, presidente di Ekoclub Friuli edei presidenti di Federcaccia di Trieste e di Udine, rispettivamente Fabio Merlini e Adriano Piccoli. Ma chi è Paolo Viezzi e come mai esercita tanta influenza sulla governatrice nella revisione della legge in materia di caccia? Paolo Viezzi si laurea in Giurisprudenza e nel 1998 consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato presso il Distretto della Corte d’Appello di Trieste, circoscrizione del Tribunale di Udine. Si occupa in particolare dei settori penale ed amministrativo curando ininterrottamente vicende processuali collegate al “Diritto venatorio” ed “Ambientale”. Nel 1994 consegue l’abilitazione all’esercizio venatorionel 1995 l’abilitazione all’esercizio della Caccia di Selezione agli ungulati presso il Comitato della Caccia di Gorizia. Attualmente è Presidente Regionale Federcaccia per la Regione Friuli ed  è stato dal 2004 al 2009  Presidente Provinciale della Federazione Italiana della Caccia Sezione di Udine. Dal gennaio del 2006 all'anno 2008 è stato componente del Comitato Faunistico Regionale della Regione Friuli Venezia istituito ai sensi dell’art.22 della legge regionale n.30 del 31/12/99;  è attualmente socio-assegnato alla Riserva di Caccia di Tarvisio ove pratica la caccia di selezione agli ungulati.  Dal 2006 cura la pubblicazione della rivista “Caccia & Friuli”; ha ideato, diretto e prodotto unitamente al giornalista Alberto Terasso ed all'emittente Telefriuli tre brevi filmati che raccontano la storia e la vita di alcuni importanti cacciatori friulani. Il primo luglio 2017 Viezzi in una lunga lettera indirizzata ai cacciatori ringrazia pubblicamente la Governatrice Debora Serracchiani e cinque consiglieri regionali "amici" per "ciò che è stato fatto ed ottenuto"; i cinque amici a cui fa riferimento sono i consiglieri regionali Marsilio, Revelant, Piccin, Ret e Gerolin. Caso unico in Italia che entusiasma Federcaccia è l'aumento degli orari di caccia da due a quattro ore dopo il tramonto. Cosa inspiegabile a detta di molti tecnici, perchè quattro ore dopo il tramonto è ormai buio e non è consentito l'uso di fonti luminose. Non solo: Il Friuli Venezia giulia risulta essere l'unica Regione in cui è consentita la pronta caccia al fagiano e l'utilizzo di cani segugi per la caccia al capriolo. Nel primo caso si tratta di liberare in volo, all'apertura della caccia, dei fagiani cresciuti in allevamenti intensivi giusto in tempo per essere sparati. Nel secondo caso, e meraviglia se il consulente Stefano Filacorda non lo sa, i caprioli inseguiti dai cani segugi muiono per stress prima ancora di incappare nel fucile del cacciatore e spesso le carcasse non vengono neppure recuperate.

  • Commenti

  • Revelant il nuovo che avanza... e che impara... da Marsilio. Autonomia Responsabile? Solo Tondo è convinto di ció. Votate gente votate. Urbani in regione!!! Commento inviato il 23-07-2017 alle 16:40 da Anonimo
  • Cosa volete, per l'avvocatessa Serrachiani era dovere sostenere il collega. Neppure in Inghilterra fanno la caccia alla volpe coi cani. Commento inviato il 23-07-2017 alle 14:49 da Giovanni

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