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REPORT SUL CASO MASCHERINE FARLOCCHE FVG

SUTRIO: LA REGIONE MINIMIZZA UNA FURBATA ELETTORALE

Regione Fvg e Pd in forte imbarazzo a Sutrio. Fra pochi giorni gli abitanti torneranno alle urne per scegliere la nuova amministrazione comunale e il sindaco uscente ha tappezzato il paese con materiale elettorale "non in regola". Come si può vedere (vedi foto) nelle locandine e nei santini del candidato Manlio Mattia, sindaco uscente, è stato stampato sia il logo ufficiale del Comune di Sutrio che quello della Regione Fvg. Probabilmente la storica presenza in consiglio regionale di un abitante di Sutrio, Enzo Marsilio (Pd), ha galvanizzato lo staff del candidato Mattia. La notizia, subito giunta alla dirigente regionale Annamaria Pecile, è stata appresa con imbarazzato e la dirigente ha affermato che si è tratatto di "un grave errore materiale del tipografo". Poi ha convenuto con noi che l'errore materiale è attribuile al committente e non al tipografo. Non solo; la Regione ha anche dichiarato "non possibile utilizzare loghi ufficiali in materiale elettorale" affermando che il Comune di Sutrio o il Corecom dovrebbero intevenire presso la autorità giudiziaria. Ma come è possibile pensare che il sindaco uscende Manlio Mattia presenti un esposto contro se stesso? A questo punto il materiale deve essere assolutamente ritirato e la Regione Fvg, che ovviamente è a corrente dell'accaduto, non può esimersi dal denunciarne l'accaduto. Qui di seguito riportiamo un ulteriore spunto giurisprudenziale:

Lo stemma comunale, che in origine era disciplinato dagli artt. 31 e 66 del regio decreto 7 giugno 1943 n. 651, reso esecutivo con regio decreto n. 652/43 (norme ora abrogate, la prima dall'art. 274, comma 1, del dlgs 18 agosto 2000, n. 267, la seconda dall'art. 24, dl 25 giugno 2008, n. 112), è attualmente disciplinato dall'art. 6, comma 2, del Tuel n. 267/00, che demanda all'autonomia dell'ente e, quindi, allo statuto, la sua determinazione, con l'eventuale previsione di una specifica disciplina regolamentare per le modalità di utilizzazione dello stesso.

In particolare, lo stemma costituisce il segno distintivo del comune, l'elemento grafico rappresentativo dell'identità dell'ente e, pertanto, è proprietà del comune il quale può agire, mediante la tutela riconducibile a quella del diritto al nome di cui all'art. 7 del codice civile, contro chiunque ne faccia un uso improprio o, comunque, non consentito.

Nella fattispecie in esame, lo statuto comunale descrive la foggia dello stemma comunale e ne rinvia l'uso alla disciplina di apposito regolamento che non è stato ancora adottato.

In assenza di specifica regolamentazione, l'uso dello stemma è comunque da considerare compatibile sia da parte dei consiglieri singolarmente sia dai gruppi, in considerazione del fatto che ciascuno costituisce una parte istituzionale dell'ente locale del quale lo stemma rappresenta un elemento unitario di identificazione.

Il suo utilizzo dovrebbe, quindi, essere limitato all'esercizio del munus istituzionale di cui il gruppo è investito e a tal fine sarebbe opportuno che sulla carta intestata fosse prevista, insieme allo stemma comunale, la contemporanea presenza della denominazione del gruppo o del nominativo del consigliere, nonché del simbolo del gruppo con la specifica indicazione «gruppo consiliare».

Nel caso specifico, tuttavia, l'uso è riferito a un movimento politico al di fuori della sede istituzionale del comune a cui appartengono i gruppi.

Il segretario generale ha riferito che l'inserimento dello stemma comunale (con caratteristiche leggermente diverse da quello ufficiale) nel simbolo del citato movimento politico, è ritenuto legittimo dal predetto movimento in forza della sentenza n. 16984/04 con la quale la Corte di cassazione ha affermato che «la legge n. 131 del 2003, art. 4 in particolare, assegna agli statuti di disporre i principi del funzionamento dell'ente, e tra questi non rientra il potere di innovare nella disciplina dell'uso e del conflitto tra i segni identificativi dei soggetti o tra i segni del mercato».

Tale sentenza, invero, non appare contrastare con l'articolo 6 del Tuel n. 267/00 il quale prevedendo l'adozione dello statuto comunale, stabilisce espressamente che tale strumento debba contenere, altresì, la disciplina dello stemma comunale.

Infine si soggiunge, che l'Ufficio del cerimoniale di stato e per le onorificenze presso la presidenza del consiglio dei ministri, in risposta a taluni quesiti ha affermato che «lo stemma è un bene immateriale dell'ente ed è salvaguardato dalle leggi dello stato alla stregua del cognome delle persone e di altri diritti immateriali»; e ancora, che «è fatto divieto assoluto di appropriarsi dello stemma del comune, ciò anche se le finalità sono umanitarie, senza scopi di lucro, pur se approvate dal comune stesso», mentre per le manifestazioni culturali, può essere presente nella locandina «lo stemma dell'ente patrocinante, ma ne va richiesta comunque l'autorizzazione all'ente stesso».