il Perbenista
si è rifatto
il look
Notizie flash
MAZZETTE IN SICILIA, COINVOLTA EURO&PROMOS DI SERGIO BINI

LA STRANA CAMPAGNA ACQUISTI DI MICHELE EMILIANO IN FVG

Il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, candidato alla segreteria nazionale del Pd in Puglia punta sulla questione meridionale e sul partito del Sud in grado di dare slancio al meridione. A Torino punta sulla questione morale: "Vorrei che la mia mozione espellesse dal partito gli interessi personali e gli interessi privati di ciascuno di noi. Lo so che è dura, la vita alle volte fa coincidere interessi privati e interessi pubblici, è umano che qualcuno ceda a questa tentazione, ma un partito, un intellettuale collettivo serve assolutamente a ricomporre, a tenere la disciplina, anche l’etica del partito senza della quale il confronto con le altre forze politiche diventa difficile e, direi, impossibile". Eppure ai seggi il detto "Francia o Spagna purchè si magna" è sempre valido e ogni voto, preso legittimamente, è un voto in più; poco importa la coerenza. Così in Friuli Venezia Giulia, a casa di Debora Serracchiani ed Ettore Rosato, Michele Emiliano punta su uno dei consiglieri regionali del Pd politicamente più discusso e criticato del Palazzo: il montanaro ed ex democristiano Enzo Marsilio, storico presidente e sostenitore dell'Albergo Diffuso di Sutrio, finito nel mirino della governatrice per essere stato a lungo presidente di una cooperativa che percepiva fondi regionali. «Il caso locale del consigliere Enzo Marsilio -  affermò Debora Serracchiani - è emblematico. Mio padre sta ristrutturando casa, ma non esiste che usufruisca dei contributi regionali per quanto gli spettino finché io sarò la presidente della Regione». Nel Pd la stragrande maggioranza di quelli che avevano taciuto, sottaciuto, minimizzato, tirò un sospiro di sollievo. La dichiarazione di Serracchiani fu una mano che alzò il tappeto per mostrare a tutti quello che qualcuno aveva volutamente nascosto. E cioè che la questione morale è un problema anche dei dem, fino a ieri convinti di essere vaccinati e quindi immuni da metodiche che dovevano appartenere per forza di cose soltanto agli avversari - scrisse nel 2015 il giornalista del Messaggero veneto Domenico Pecile.