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FRA QUALCHE ORA I PRIMI NOMI ECCELLENTI DELL'INCHIESTA COVID-VIP

LE INCHIESTE DEL PERBENISTA: IL GOLPE ALL'ARPA

Continua la girandola dei dirigenti dell'Arpa Fvg voluta dal direttore generale, il milanese Luca Marchesi (vedi foto), la seconda in appena due anni. In questi giorni, infatti, il direttore generale di Arpa Fvg, architetto Luca Marchesi, ha emanato l'ennesimo bando di assegnazione degli incarichi di direzione dei servizi e delle alte specializzazioni previste dal regolamento di organizzazione dell'Arpa, modificato una prima volta poco dopo insediato nel 2015 e successivamente ulteriormente modificato al fine di mantenere saldo nelle proprie mani ogni decisione di merito, dagli aspetti organizzativi a quelli tecnici. Come nell'esercito, la competenza scientifica passa in secondo piano rispetto alla funzione organizzativa, anzi il requisito per l'assegnazione è saper fare bene le carte e tenere i contatti con il direttore generale...chiunque può fare qualsiasi cosa, tanto l'ultima decisione spetta comunque a lui. Chiamato da fuori regione dalla governatrice Debora Serracchiani dal 1 gennaio 2015, alla scadenza del friulano Lionello Barbina (apprezzato manager della riforma sanitaria degli anni '90) per tenere a bada i pretendenti locali e rinforzare il cerchio magico del potere presidenziale, il mandato è stato subito chiaro: far fuori i vecchi dirigenti titolati, evitando accuratamente di assegnare l'incarico di Direttore Tecnico Scientifico, fino a far emergere per anzianità l'ing. Franco Sturzi, già vice presidente della provincia di Gorizia, uomo fidato dell'assessore regionale Sara Vito (anche proveniante dalla Provincia di Gorizia), ma privo di requisiti scientifici e percò non direttamente incaricabile al suo insediamento. La tecnica utilizzata, a sentire le vici interne, è stat subito chiara: destabilizzare l'Arpa, troppo autonoma fino a quel momento nel pensiero. Dapprima una modifica del regolamento nel 2015 per azzerare l'autonomia dei Dipartimenti provinciali, poi la centralizzazione del Laboratorio, ed infine la rotazione dei dirigenti, costringendo la vice direttrice del dipartimento di Udine a spostarsi a Trieste, declassando il Dipartimento a semplice servizio, e soprattutto togliendo qualsiasi velleità degli udinesi (metà dell'Arpa Fvg) di continuare a dare il supporto diretto agli enti locali. Troppa autononia fa male e il controllo politico è la regola perchè deve venire direttamente dall'alto, dal vertice massimo derlla presidente. E' noto infatti che Marchesi si sia trasferito direttamente da Milano a Trieste, pur essendo la sede dell'Arpa a Palmanova ed il nucleo più rilevante di stanza nell'udinese, per essere a stretto contato della governatrice per l'Arpa del Friuli e per l'associazione nazionale delle Arpa, della quale Marchesi è presidente. Meno apprezzata è la sua assenza in sede per ragioni nazionali, che tuttavia, come per la governatrice, vengono prima della regione. Ma anche la nuova organizzazione accentrata dell'Arpa imposta dal nuovo direttore è corrispondente ai desiderata regionali di allontanare l'Arpa dal rapporto con i territori, si è caratterizzata subito da improvvisazione e sperimentazione organizzativa senza precisi riferimenti normativi e teorici, ricca di annunci di voler fare dell'Arpa Fvg un'eccellenza, di valorizzare la ricerca, l'educazione ambientale e le relazioni internazionali, costruendo un rapporto privilegiato con le università che però stanno ancora aspettando. Del resto se gli incarichi a dirigenti tecnici avvengono per appena un anno (vedi allegato) e sulla base di colloqui fatti da chi non ha una precisa competenza tecnici scientifica l'Arpa Fvg non può che essere più simile ad un ufficio amministrativo esterno della Regione Fvg piuttosto che la struttura terza dotata di autonomia tecnico scientifica a servizio della verità sullo stato dell'ambiente che i cittadini richiedono. Del resto il termine di autonomia e indipendenza è stato tolto definitivamente dal regolamento dell'Arpa Fvg.