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I FEDELI DEL PD CONTRO AGOSTINO L'ERETICO

A meno di venti giorni dal 5 giugno, quando le urne hanno consegnato la vittoria a Dario Raugna - i quattro ribelli gradesi - Giorgio Marin, Elisabetta Medeot, Antonio Orlandini e Loris Sodomaco - che avevano corso alle amministrative sotto altro simbolo, nonostante la tessera Pd in tasca, sono fuori. Il presidente Marino Visintin, che presiede la Commissione di garanzia provinciale del Pd, nella mail inviata al quartetto mercoledì ha scritto che è: «Mancato il  rispetto dello Statuto».
E non si è chiusa qui, perché nel mirino, è finito anche un nome eccellente, quello del Presidente della Provincia di Gorizia Enrico Gherghetta regista del tentativo di scalata al municipio di Medeot e della sua Grassie Gravo.

   Sospensione di tre mesi, come Gherghetta, anche per il gradese Emanuele Oriti, che non si era candidato a differenza degli altri quattro ribelli. E pertanto non è cozzato contro lo Statuto del Pd, che recita: «Gli iscritti che, al termine delle procedure per la selezione delle candidature, si sono candidati in liste alternative al Pd, o comunque non autorizzate dal Pd, sono esclusi e non più registrabili, per l’anno in corso e per quello successivo, all’Anagrafe degli iscritti». Insomma, fermi fino al 2018. Da rilevare, infine, il caso Ilaria Celledoni. Essendo iscritta nella sezione friulana e non isontina, la Commissione di garanzia di Gorizia non ha avuto titolo per prendere provvedimenti nei suoi confronti.

                      

Alla notizia delle sospensioni, non sono tardate reazioni da Grado: «Il circolo - così la dimissionaria segretaria Angela Giorgione - ha sempre operato in modo corretto e nel rispetto delle regole fissate dal nostro statuto. Questo procedimento disciplinare dimostra che il Pd persegue la correttezza e il rispetto delle regole all’interno della propria comunità di iscritti, a tutti i livelli».

Ma occhio al retroscena: il 16 aprile 2016 all'Hotel Astoria di Grado, il capo gabinetto della presidente Serracchiani, Agostino Maio (vedi foto), in villeggiatura come sempre a Grado, assieme a Roberto Vicario, avevano incontrato Medeot e Cicogna con l'obiettivo di tentare di far convergere tutto il centrosinistra gradese sul nome dell'allora commissario Kovatsch. Il si di MEdeot arriva subito ma Cicogna intende proseguire la corsa all'interno del partito. "La presidente Serracchiani di certo non ostacola la mia decisione di candidarmi a sindaco" - commenta Kovatsch. Stesse parole da Elisabetta Medeot: "La presidente Serracchiani di certo non è sfavorevole alla candidatura di Kovatsch che non sarebbe mai sceso in campo se non avesse avuto un suo ok. E' stata proprio Seracchiani su indicazione di Maio ad individuare Kovatsch come la persona che avrebbe potuto unire il centro sinistra gradese".

A questo punto Agostino Maio, che non nega di aver fortemente creduto nella candidatura dell'ex commissario che infatti ha raccolto più voti di Cicogna, si ritrova nella stessa posizione etica all'interno del Pd dei sospesi: aver lavorato e sostenuto una candidatura alternativa a quella ufficiale, con tanto di simbolo, del Pd. Ma nel Pd di Renzi la legge è uguale per tutti?

Sono in molti nel goriziano, ma anche fra i Bersaniani a chiedere la testa di Maio qualora dovesse essere confermata la sospensione a Gherghetta, Medeot e agli altri ribelli gradesi. Dubbi anche sul comportamento di Kovatsch che da "commissario" avrebbe dovuto avere un ruolo super partes ed istituzionale mentre dopo pochi mesi ha deciso di scendere nell'agone politico sfidando anche il partito di maggioranza della coalizione regionale.