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VOLANO SCINTILLE TRA MASIMO BLASONI E MARCO PACINI

Dopo la pubblicazione di un editoriale su Il Piccolo a firma di Marco Pacini (vedi foto) in cui si criticava la coerenza di Massimo Blasoni  (vedi foto) nello scrivere il suo recente libro sul liberismo, il vice coordinatore regionale di Forza Italia prende la penna e scrive una lettera infuocata contro l'autore dell'articolo, lamentando una serie di pregiudizi. "In Italia - scrive Blasoni - le residenze per anziani dell'azienda che ho fondato, come si usa dire partendo da zero, sono 55 e non 18. E questa è la prima di una serie di rilevanti inesattezze contenute nell'articolo "Chi ci insegna a liberare l'Italia". Le inesattezze riguardano purtroppo anche la materia giudiziaria, ma questo si chiarirà nelle sedi deputate. Mi preme qui invece affrontare due aspetti. Il primo: c'è qualcosa per me di culturalmente aberrante nel sostenere che un libro non va letto a priori. Non dunque che il libro è brutto, esprime concetti non condivisibili e perciò va sconsigliato. No: che va posto all'indice perchè è cattivo l'autore. Scrivo articoli su più giornali nazionali; presiedo un centro studi con un apprezzato board scientifico; l'azienda che ho fondato crea occuzpazione, 1800 lavoratori, e sviluppa in Italia importanti investimenti: sia detto per inciso totalmente privati, non pubblici. qualcosa di buono ho fatto mi pare,però non va letto quello che scrivo. Mi pare una sorta di stalinismo delle idee. Secondo: può un imprenditore fare anche politica? Io credo di si. Anzi che sia utile, cosa che vale per ogni categoria di lavoratori. Il tema è piuttosto se da ciò derivino vantaggi impropri. Nel mio caso certamente no. Costruiamo e gestiamo residenze per anziani in buona parte delle regioni., dove vi sono e si alternano governi di ogni colore.: quali vantaggi impropri avremmo ottenuto? Ovviamente l'articolo non li cita: infatti non ve ne sono. Credo piuttosto che aver svolto e svolgere attività politica (non retribuita) sia di gran lunga più fonte di svantaggi. In conclusione, continuerò a scivere. quanto a "Privatizziamo!": legga l'articolista il libro e poi eventualmente lo stronchi. Dopo averlo letto però: il pregiudizio fa torto all'intelligenza. ". A stretto giro, nella stessa pagina delle lettere de Il Piccolo di oggi, è lo stesso Marco Pacini a controreplicare immediatamente al politico -imprenditore: "E' ovvio e giusto che le ipotetiche inesattezze in materia giudiziaria vadano chiarite nelle sedi deputate. E attendo serenamente che lo siano. Per quanto riguarda l'autentico contenuto dell'articolo in questione, prenderò in prestito l'incipit dell'autore "Privatizziamo: c'è qualcosa per me di culturalmente aberrante" nel fatto che un imprenditore che non ha mosso un passo della sua vita imprenditoriale senza rivestire contemporaneamente un ruolo pubblico, abbia oggi l'impudicizia di teorizzare le buone ragioni dello "Stato minimo". Per la banale ragione che del pubblico e nel pubblico ha sempre vissuto (parzialmente del, totalmente nel). Spero dunque si possa perdonare il fatto che in questo mondo accellerato, in cui il rapporto scarsità - valore investe soprattutto il bene tempo uno decida di non perdere tempo, considerando scarsamente affidabili a priori le ricette anti statliste di un terapista dei mali italiani nato in quel brodo primordiale politica - impresa, pubblico - privato, che ha impedito al nostro paese lo sviluppo di un'autentica cultura liberale. Per quanto riguarda l'attività politica "non retribuita" mi pare di ricordare che l'attività politica dell'autore non solo sia stata giustamente retribuita finchè è stato consigliere regionale. Ma anche che, a dispetto del suo meritato primato nella classifica dei redditi dei Consiglieri per molti anni, il nostro autore sia incappato nella doppia inchiesta (penale e contabile) delle cosiddette "spese pazze" del Consiglio regionale. E che dalla seconda inchiesta (quella della Corte dei Conti) abbia ritenuto di uscire restituendo un "maltolto" pari a quasi 17mila euro".