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AUSSA CORNO: INDAGATE LE POTENTI LOBBY FRIULANE

Degli oltre 21 milioni di euro erogati dalla Regione Fvg al Consorzio per lo sviluppo industriale della zona Aussa Corno, quasi 11 milioni sarebbero stati utilizzati per finalità diverse da quelle cui erano stati destinati, ossia per l'acquisto di una serie di terreni. Così la Procura di Udine ha contestato all'allora presidente del Consorzio industriale Cesare Strisino (vedi foto) e al direttore Marzio Serena l'ipotesi di reato di malversazione a danno dello Stato. Nell'inchiesta risultano indagati più soggetti dato che ad essere indagato risulta essere lo stesso Consorzio e quindi le persone giuridiche ad esso riferibili nella legale rappresentanza. Secondo i magistrati anzicchè spendere l'intera somma ricevuta a finanziamento a copertura dei mutui per la realizzazione di opere di completamento e potenziamento delle infrastrutture, i vertici di Aussa Corno avrebbero adoperato almeno dieci milioni di euro per l'acquisto delle aree denominate "ex Oleificio", "ex Montecatini" ed "ex Cogolo", "Ex Decof ed ex Radicifil". Ma chi c'era dietro la consulenza favorevole all'acquisto di queste aree? Nonostante i tanti gridi di allarme, i soggetti che detengono la maggioranza del Consorzio Aussa Corno hanno sempre determinato la scelta dei loro rappresentanti in cda fino ad arrivare ad un punto di non ritorno: il crack di 45 milioni di euro di debiti. Il Consorzio viene immediatamente messo in liquidazione e l'incarico viene affidato dalla giunta regionale al commercialista udinese Marco Pezzetta. Scelta anche questa culminata al centro di una serie di polemiche sollevate proprio dai colleghi di Pezzetta: presunte incompatibilità. Ma chi sono stati in tutti questi anni gli azionisti dell'Aussa Corno? Le vere lobby friulane, a partire da Confindustria Udine, Cassa di Risparmio, Mediocredito, Provincia di Udine e pochi Comuni minori. A fine luglio il sindaco di Torviscosa, Fasan, fece mettere a verbale, poco prima che venissero niminati i tre liquidatori Cudicio, Sguassero e Pezzetta, un ordine del giorno del 13 giugno 2013 in cui il revisore dei conti Enzo Cainero metteva in guardia i soci del Consorzio dalla manifestazione di interesse di un'azienda lombarda perchè dopo una visura camerale risultava che il proprietario possedesse solo il 50% del capitale e che nell'altra ditta, una srl, avesse un capitale sociale di soli 10mila euro. E sarebbe stato condannato per bancarotta. Cainero ammoniva inoltre di fare molta attenzione nel valutare le proposte future e alle trattative dirette. Per l'acquisto dell'area ex Cogolo, 218 mila metri quadrati di terreni, il cda spese 22,5 milioni di euro, cifra garantita con un pesante mutuo ipotecario dalla Banca Popolare di Vicenza diventata poi uno dei principali soggetti creditori del Consorzio. Un acquisto concluso nel 2009 su insistenza dell'allora presidente Cesare Strisino, dall'ex sindaco di Torviscosa Roberto Duz e dal direttore Marzio Serena con il solo voto contrario del rappresentante in cda del Mediocredito (quindi della Regione) Vincenzo Spinelli.