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AVVISO A ZANNIER: NO COMMENT DAI VERTICI LEGHISTI

RICCARDI CON UN VOTO SLURP BRUCIA L'ADUNATA DI CAMBER

A poche ore dall'adunata forzista convocata dall'ex senatore Giulio Camber in un agriturismo a Monrupino, il capogruppo in consiglio regionale Riccardo Riccardi (vedi foto con Renato Carlantoni) esprime un voto in Commissione in aiuto alla riforma Panontin e twitta: "Ora c'è il tempo per fermare il percorso delle Uti ed intervenire per non proseguire con lo scontro finale nei tribunali". Totale silenzio di Riccardi dopo la nomina di Castagna ai vertici di Autovie Venete (ente da cui si trova in aspettativa) nonostante il ricorso ad un parere pro veritate a pagamento richiesto dal presidente di Friulia Del Fabbro. L'impressione è che dopo mesi di battaglie Forza Italia svenda l'impegno dei 60 sindaci che hanno presentato ricorso contro le Uti per vizio di legittimità in cambio di un gigantesco inciucio. Non a caso Lega Nord e Fratelli di Italia non approvano il "voto slurp" di Riccardi e ne prendono immediatamente le distanze. Nessuno dei 60 sindaci vuole rilasciare dichiarazioni alla stampa ma a microfoni spenti esprimono tutta la propria rabbia e delusione. Ma, se con questa mossa, il capogruppo in consiglio regionale degli azzurri conferma le voci di un suo riavvicinamento a Ettore Romoli e Stefano Balloch, fra i pochi amministratori azzurri favorevoli alle Uti, grazie alle varie cene con Ferruccio Saro, dall'altra perde ogni credibilità e leadership con il resto del partito. Un vero fulmine a ciel sereno per Renato Carlantoni, PierMauro Zanin, Fabio Marchetti, Andrea Pozzo, Stefano Bergagna, Igor Treleani, Pierluigi Molinaro e altri amministratori del centrodestra. Sono gli stessi sindaci a spiegare che ciascun ricorso ha un suo ricorrente e che non sarà certo Riccardi a dare un colpo di spugna generale. A questo punto non resta che attendere domani sera e scommettere sull'orgoglio e la dignità dei tanti amministratori locali friulani del centrodestra che non potranno andare a Monrupino e sedere allo stesso tavolo di chi, prima del "canto del gallina", li ha già traditi due volte.