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PARENTOPOLI IN MARILENGHE AL TEATRI STABIL FURLAN

LA POLITICA REGIONALE DISERTA IL RICORDO DELLA STRAGE

"Oggi, dopo sedici anni, Adriano, Guido e Paolo (vedi foto) non hanno ancora avuto giustizia per quanto accaduto in quella tragica alba del 23 dicembre del 1998. Non hanno avuto giustizia loro, ma nemmeno i loro familiari e l'amministrazione della Pubblica Sicurezza, perchè lo Stato è vittima di questo episodio tragico; è giunto il momento di sgomberare il campo da ricostruzioni, ipotesi e affermazioni aleatorie smentite da processi in cui non c'è un colpevole, non c'è un movente, ma ci sono solo vittime". Il questore di Udine, Claudio Cracovia, ha terminato il discorso di commemorazione nella Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, sottolineando che "la stessa forza di quelle fiamme che ghanno strappato i tre ragazzi alle loro famiglie, deve ardere nel cuore degli udinesi per dare importanza al loro sacrificio. Nessuno deve domenticare mai il botto, il sangue e l'anima ferita con cui, ancora assonnata, si svegliò Udine quel 23 dicembre di sedici anni fa". Fa lo stesso rumore asordante di un botto, l'assenza dalla cerimonia, di tutte le istituzioni del mondo politico ed economico. Mancava la governatrice Debora Serracchiani, mancava il presidente del consiglio regionale Franco Iacop, mancavano i deputati e i senatori della Regione, mancava il sindaco di Udine Honsell, mancava il presidente della Camera di commercio Giovanni Da Pozzo e quello degli industriali Matteo Tonon, mancava il rettore Felice De Toni.