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BUSINESS TELEFRIULI: SONO FANTI NON SANTI

Profetica la copertina ( vedi foto) del giugno 2013 de Il Friuli di Vanni Piasenzotto, che dedicava un anno prima, la copertina del giornale "Business" a Gianpietro Benedetti. Ma a dire il vero l'attenzione al mondo economico, con una testata oppure un'altra, Piasenzotto la ha sempre fiutata tanto da inserire nel piedino dello stesso numero la foto del rettore Felice De Toni che qualche mese dopo arriva ad inventarsi insieme al titolare di Autostar, Arrigo Bonutto, una sorta di master in "vendite d'auto". Ma se per i mecenati Benedetti, Calligaris e Pozzo rilevare Telefriuli è un'opera "pia" dovuta alla propria terra, un pò meno pia e obbligatoria è stata la scelta di Confindustria Udine di restare nella cordata, a differenza dei cugini pordenonesi. A conti fatti, l'associazione di Largo Melzi, si troverà presto a dover sborsare mezzo milione di euro a fondi persi; peccato però che non si tratti di denaro di un solo privato, ma di tantissime "quote" di piccoli industriali consociati ed incazzati. In tutta Italia - ci racconta un'industriale udinese - in Confindustria si chiede di abbassare il costo delle quote associative e, qui a Udine, alcuni grandi imprenditori vicini ai due grandissimi (Benedetti - Calligaris) chiedono a Matteo Tonon di lanciarsi in un'avventura senza utili. In effetti, parlare di utili nell'immediato di Telefriuli, non sarà un discorso a breve giro; evidente, quindi, che ad aver mosso l'interesse della nuova cordata può essere stato solo il piacere dello "status" di editore televisivo. Status e potere da contrapporre, semmai, un domani allo strapotere irraggiungibile del duopolio Messaggero Veneto/Piccolo del gruppo Espresso. A riprova di questo ragionamento, una stoccata finale arriva da uno dei maggiori industriali pordenonesi che si chiede il perchè, la cordata abbia voluto restare tutta udinese e non si siano fatte offerte di ingresso fuori provincia. (CONTINUA)