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PARENTOPOLI IN MARILENGHE AL TEATRI STABIL FURLAN

SI SCIOGLIE L'ELLISSE ROSSA DELLA SERRACCHIANI

Ormai il cerchio magico di Debora Serracchiani si è trasformato in una ellisse sempre più sottile, destinata pian piano a svanire. La governatrice snobbando e girando le spalle per oltre un anno a molti di coloro che avevano creduto in lei in nome di un rinnovamento si è ritrovata sempre più isolata. I suoi guai, cominciano poco dopo il divorzio da Renzo Travanut. Si era illusa che bastasse un esercito di fedelissimi, senza la necessaria esperienza, per mandare a casa tutti e guidare la macchina regionale via sms fra una Festa dell'Unità e l'altra. E poi televisione, tanta televisione, utile per conquistare il potere, ma non per mantenerlo. Il suo più grande errore l'allontanamento (salvo poi gli ultimi tentativi per recuperarlo) del vero guru della Regione Fvg: il capo gabinetto Daniele Bertuzzi. Al suo posto un Agostino Maio considerato politicamente poco attendibile dal suo stesso partito; da vice sindaco appena eletto non poteva e non doveva lasciare l'incarico in Comune per pura ambizione personale. Poi, la scelta in giunta degli assessori tecnici al posto dei più navigati ed ambiziosi consiglieri regionali. Due, secondo fonti interne al consiglio regionale stesso, finiscono nel giro di breve tempo coinvolti in inchieste giudiziarie. La riforma sanitaria che viene affidata totalmente alla coppia Maio - Renzulli, assieme ad un altro saggio consulente, si impantana a pochi metri dal traguardo. Le infrastrutture vengono sottratte dalla possibile influenza dell'ex ministro Giorgio Santuz e del presidente di Autovie Venete Emilio Terpin, ed affidate al tandem Santoro - Uliana. Presto Roberto Paviotti, presidente di Fvg Strade, capace ed onesto avvocato, si accorge che gli è stato affidato un mestiere che non è il suo e nemmeno lo diverte. Nel giro di poche settimane gli ambienti imprenditoriali vicini a Maurizio Ionico, confinato fra i binari della Fuc, si dichiarano critici verso "l'immobilismo burocratico" di Paviotti. La montagna e l'agricoltura soffrono e la governatrice troppo impegnata a Roma se ne accorge con grade ritardo. Arriva così un'altra sconfitta per Debora, costretta a dover prendere in considerazione la nomina di un nono assessorato ed affidarlo al democristiano Enzo Marsilio. Nel frattempo gli uffici della Regione apprendono dell'autogoal fatto da Maio con l'assunzione dell'interinale Bonetto (la Corte dei Conti apre un fascicolo)  e i dirigenti lanciano un invito ad una maggiore prudenza. Dopo oltre un anno di governo regionale Debora Serracchiani non ha ancora concluso nulla di determinante; forse per questo tenta di concentrarsi sull'ambiente e decide di investire tempo ed energie per la realizzazione di un mini rigassificatore benedetto a suo tempo dal vice Bolzonello e dall'ex ministro e direttore all'ambiente Corrado Clini. Gli ambientalisti, prevalentemente elettorato di sinistra, sono sul piede di guerra.