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ENGLARO TRAVOLGE L'ALLEANZA PD-NCD; NO COMMENT DI RENZULLI

Torna su un suo cavallo di battaglia il giornalista de L'Espresso Tommaso Cerno, intervistando verso le 12 telefonicamente il presidente de la Quiete Gabriele Renzulli (mentre si trovava in un locale pubblico della città), che liquida la telefonata con un laconico "io me ne chiamo fuori". Ma cosa è successo stamane? Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la decisione dell'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, attuale braccio destro del ministro della sanità Beatrice Lorenzin (Ncd) che di fatto bloccò la sentenza della cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico. "E' una sentenza molto importante sul piano del diritto - afferma il costituzionalista Vittorio Angelini - I magistrati stabiliscono che la Regione era tenuta a fornire le cure alla paziente Englaro e che il diritto di avere una cura comprende, in se stesso, il diritto di interromperla. Questo significa che Eluana avrebbe dovuto trovare questo tipo di assistenza, che poi trovò a Udine, anche in Lombardia, come anche il tar aveva stabilito". Ma Eluana Englaro finì il suo lungo viaggio in una casa di riposo del Comune di Udine e non in ospedale, poichè la Quiete dovette appaltare ad un associazione costituita appositamente una parte del reparto gestita così privatamente e non dalla Rsa. Ma per quale ragione, tornando all'inizio dell'articolo, Renzulli pronuncia la frase "me ne chiamo fuori" e da che cosaa? Perchè, il direttore de La Quiete, Salvatore Guarneri, dal Perbenista contattato via sms non vuole commentare la sentenza del Consiglio di Stato? Una cosa politicamente è mutata però. Formigoni non è più l'avversario del centrosinistra, ma oggi ne è un alleato. Alleato al punto da far parte dello stesso partito che oggi esprime il ministro della salute Lorenzin, ossia l'Ncd di Sacconi (che all'epoca vietò alle strutture sanitarie di ospitare Eluana) e Alfano.