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    SEDE RAI DI TRIESTE:SI TEME POSSIBILE PRESENZA AMIANTO

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    Inizialmente si pensava ad un insistito accanirsi della scalogna. Ma ora le cifre dei dipendenti della Rai di Trieste che si sono ammalati gravemente cominciano ad essere troppo macroscopiche per non venire prese seriamente in considerazione. Da una ventina di anni a questa parte si contano cinque morti: un'impiegata amministrativa, un tecnico e tre giornalisti in una redazione di circa venticinque redattori, che tra entrate ed uscite avrà ospitato in tutto una cinquantina di persone. E non basta; secondo fonti autorevoli, nello stesso periodo si sarebbero contate quindici malattie gravi, di cui tre rare, due cardiopatie e otto casi di tumore. Decisamente troppo per essere liquidato come un semplice caso di jella. Più ragionevole, ma tutto da verificare, il racconto di uno degli operai che lavorarono alla costruzione del Palazzo di Via Fabio Severo 7, sussurrata oggi da un vecchio frequentatore di quell'edificio: le pareti delle stanze insonorizzate sarebbero internamente rivestite di amianto. La posa della prima pietra fu benedetta dall'arcivescovo Santin agli inizi del 1962, alla presenza del presidente della Rai, il conte padovano Pappafava dei Carraresi. I lavori si conclusero in due anni e alla cerimonia di inaugurazione (6 maggio 1964) presenziarono il presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro e il direttore generale della Rai Ettore Bernabei. Pochi anni dopo l'avvio delle  trasmissioni, qualche allarme era stato suscitato dalla morte di alcuni annuciatori che lavoravano proprio negli studi insonorizzati, situati (ieri come oggi) al primo piano. Ricordiamo che negli anni '60 l'amianto non era stato ancora vietato. Nessun reato è stato commesso, nessuna responsabilità ha la Rai, che se mai venisse aperta un'inchiesta per verificare questa ipotesi potrebbe costituirsi parte civile. Proprio una verifica sarebbe a questo punto più che mai auspicabile. Se l'ipotesi, come ci auguriamo, fosse smentita potremmo tirare un respiro di sollievo. In caso contrario ci sarebbe il tempo per preservare la salute e la vita di decine e decine di persone.

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