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REGIONE FVG:RENZI DIMEZZA LA CASTA DEI DIRIGENTI

La L.R. 22/2010, votata dalla casta dei politici regionali per salvare la casta dei burocrati regionali in nome della specialità del Friuli Venezia Giulia, ha avuto, per fortuna dei contribuenti regionali, vita breve. La Corte Costituzionale con la sentenza 50/2014 (di cui abbiamo già dato conto parlando di Lignano), ha spazzato via gli articoli che permettevano a Regione, Province e Comuni friulani, di derogare alle norme in tema di limitazione alle assunzioni dei c.d. dirigenti fiduciari. Come è noto, la dichiarazione di incostituzionalità di una legge o di un atto avente forza di legge rende la norma enefficace ex tunc e quindi estende la sua invalidità a tutti i rapporti giuridici ancora pendenti al momento della decisione della Corte (leggasi contratto di lavoro dei tempi determinati). Solo in rarissimi casi la Corte stessa ha attribuito l'efficacia della sua decisione solo al futuro, ma di una simile statuizione non vi è traccia nella sentenza 54/2014. A questo punto il pallino passa alla Governatrice Debora Serracchiani, che dovrà decidere se seguire l'insegnamento del suo segretario di partito e presidente del consiglio, Matteo Renzi, dimezzando la casta dei dirigenti fiduciari regionali (gente pagata dai 90mila ai 150mila euro annui), peraltro da lei nominati, oppure continuare a mantenere i super privilegiati, magari andando a tagliare i molti interinali o precari da mille euro al mese che lavorano in Regione Fvg. Certamente la colpa di aver fatto una legge salvacasta non è sua, ma vedremo se razzolerà bene, così come ha promesso in questo primo anno di presidenza. Tra quelli che certamente non dormono sogni tanquilli abbiamo: i nove direttori centrali (Paolo Viola, Anna Del Bianco, Magda Uliana, Ruggero Cortellino, Antonella Manca, Dario Danese, Franco Milan, Adriano Marcolongo, Guglielmo Berlasso); i quattro vice direttori (Manfren, Schak, Miniussi, Chiarelli); il neo direttore generale Roberto Finardi; il capo gabinetto Agostino Maio; il direttore delle relazioni internazionali Carlo Fortuna. Se per alcuni di loro la revoca dell'incarico comporterebbe tornare ad avere uno stipendio di "soli" 75mila euro annui, per altri vorrebbe dire tornare da dove sono venuti (con buste paga decisamente inferiori) o, ancora peggio, andare ad ingrossare le già robuste fila dei disoccupati. Ovviamente la cosa non finisce qua, dato l'effetto domino della sentenza su molte altre nomine di boiardi in agenzie regionali ed enti funzionali quali Arpa, Ersa, Turismo Fvg, Ente Tutela Pesca, ecc. E' proprio il caso di dirlo: hanno fatto i conti senza l'oste!