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    COMUNITA' MONTANA: IL MEGA SCANDALO "MILK AND FOOD"

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    Per lo sviluppo della montagna si sono fatti tanti progetti che hanno portato soldi pubblici nelle casse di enti, associazioni, istituzioni, consulenti ed agricoltori consenzianti, ma con ben pochi risultati sul territorio, come dimostrato dalla costante chiusura delle aziende e dalla diminuzione delle superfici coltivate. Uno degli "scandali" maggiori riguarda l'impianto di imbottigliamento per la produzione di latte alimentare realizzato a Tolmezzo. Circa una decina di anni fa la Comunità Montana della Carnia pensò che per rilanciare l'agricoltura in montagna fosse necessario crare a Tolmezzo, nell'immobile ex Rilcto, un centro di riferimento per l'agroalimentare. La produzione più importante di tale centro avrebbe dovuto essere appunto quella di latte alimentare fresco. Utilizzando per lo più fondi di un progetto Interregionale Italia Slovenia, la Comunità Montana acquistò ed installò un modernissimo impianto, completamente automatizzato, il cui costo fu di diverse centinaia di migliaia di euro e che a regime avrebbe potuto sfamare tutta la popolazione dell'Alto Friuli. Ma qualcuno, fece prima uno studio serio per verificare le possibilità di collocazione del prodotto? Il 26 settembre la Comunità Montana di cui era presidente Lino Not, presentò l'impianto nell'ambito di un convegno Interreg Italia Austria a cui partecipò anche la Direzione Regionale Agricoltura. Nel marzo 2009 la stessa Comunità  indisse un bando nelle scuole per individuare un marchio (vedi Pdf) per il prodotto. Gli anni passarono ma sul mercato non c'era traccia del latte perchè nel frattempo l'impianto non fu mai messo in funzione. Nel 2012 la Comunità Montana, di cui era diventato amministratore Dario Zearo, approvò un intervento di 1.300.000 euro per realizzare nella stessa sede un centro di trasformazione di prodotti agroalimentari ( in particolar modo verdura e frutta). Il proclamo era quello di far diventare la struttura un punto di riferimento regionale se non nazionale. Ma quanta frutta e verdura si producono in Carnia? Quali costi di trasporto e di trasformazione avrebbero dovuto affrontare gli ipotetici utenti di fuori zona? Fatto sta che in pompa magna nell'aprile del 2013 il Parco Agroalimentare di San Daniele, Regione Fvg (tre assessorati), Comunitò Montana dell'Alto Friuli, Agemont e Cit hanno siglato un protocollo per il mega progetto che giustificava la richiesta del milionetrecentomila euro. Così facendo invece di individuare le responsabilità di un primo progetto sbagliato si è scelto di aumentare la dimensione dei progetti, sbaglaindo nuovamente, per coprire il precedente. Nel frattempo Lino Not è tornato, in qualità di commissario, alla guida della sua Comunità Montana. Il cerchio così si chiude e anche la Carnia avrà la sua cattedrale nel deserto.

  • Commenti

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  • E' evidente l'autolesionismo dei carnici (e dei friulani) che stanno zitti e lasciano fare. Questo succede in tutti i campi, dall'agricoltura al tursimo. Evidentemente quella di essere "MUNTI" in tutti i sensi è una prerogativa nostra. La in-competenza dei nostri politici è sotto gli occhi di tutti e li lasciamo ancora fare. Altro che "forconi". Se uno della vostra famiglia dilapidasse i vostri beni in questo modo, lo lascereste fare senza dirgli niente? Ma evidentemente ragioniamo tutti allo stesso modo. Fin che non mi toccano che facciano quello che vogliono. E allora... avanti Savoia! Chi se ne frega. Poi un giorno i vostri figli vi chiederanno: Ma tu pirla di un padre dov'eri quando facevano tutto questo? Per fortuna che non ho figli. Commento inviato il 17-01-2014 alle 08:37 da GG
  • ........puars i miei bes Commento inviato il 16-01-2014 alle 17:48 da Anonimo
  • Grandissimo Perbenista !!! Questa proprio non la sapevo... E' la più bella di tutte, tra l'altro con la storia delle Latterie Friulane di mezzo mi vien proprio da chiedermi se sia tu che inventi le cose o se viviamo in un mondo di deficienti o deficenti che dir si voglia. Ma dopo aver visto il pdf ho capito che tu non ti inventi niente. Commento inviato il 16-01-2014 alle 14:25 da Anonimo
  • - 1 è corretto scrivere panta rei. Commento inviato il 15-01-2014 alle 22:24 da Secutor
  • Pluto dimentichi le leggine Ad filiam Commento inviato il 15-01-2014 alle 21:25 da Orazio
  • Not, Marsilio e De Crignis, la filiera dello scandalo parte dalla stalla sociale di Ravascletto: una cattedrale nel deserto (delle mucche) Commento inviato il 15-01-2014 alle 20:57 da Anonimo SuOvRa
  • Pantarei Perbenista Pantarei ! Commento inviato il 15-01-2014 alle 19:04 da - 1
  • Ma Lino Not non e' uomo di Marsilio, che si e' fatto tirare per i capelli dalla Serracchiani..... Commento inviato il 15-01-2014 alle 15:50 da Dago
  • Marsilio ha già fatto abbastanza danni: albergo diffuso per lui, centraline a biomasse che affumicano gli abitanti, mi pare abbia interssi privati anche sullo Zoncolan. E' evidente che il progetto europeo era carente, ma se sei amico dell'amico puoi presentare qualsiasi str..ta e ti passa per pagare i coordinatori del progetto che a loro volta sono amici degli amici. Ecco perchè restituiamo i soldi a Bruxelles Commento inviato il 15-01-2014 alle 11:00 da pluto
  • Ma Lino Not e' lo stesso dei boccio i d'acqua a Ovaro? Commento inviato il 14-01-2014 alle 23:51 da Anonimo
  • E Marsilio dove sta? Commento inviato il 14-01-2014 alle 23:50 da Anonimo Carnico
  • La Comunità Montana a cosa serve? Commento inviato il 14-01-2014 alle 23:48 da Anonimo
  • o noci della Carnia addio -Carducci- Commento inviato il 14-01-2014 alle 22:16 da anonimo
  • e dopo il latte, ci sarebbe l'acqua di ovaro............ Commento inviato il 14-01-2014 alle 21:19 da cjargnel
  • all'epoca era appena stata nominata la Giunta Tondo e tra i relatori c'erano anche funzionari regionali superpagati Commento inviato il 14-01-2014 alle 20:19 da Anonimo

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