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    PRESSACCO: CI VORREBBE PIU’ “CULTURA” IN POLITICA

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    Professor Flavio Pressacco, economista, matematico, uomo di cultura…è ancora in politica attiva? Non più; ritengo che l’impegno politico sia una cosa seria e molto impegnativa. A suo tempo ci ho dedicato molte energie. Oggi non essendo un professionista della politica e non essendo più giovanissimo lascio spazio ai più giovani. Mi dedico con passione all’attività di docente universitario ed a iniziative culturali come la presidenza della casa editrice universitaria Forum e dell’associazione culturale Gilberto Pressacco.

    È ancora iscritto al Partito Democratico? Chi le piacerebbe come leader nazionale?

    Si; sono stato un’ulivista della prima ora: un prodiano. Mi è dispiaciuto che non sia stato eletto presidente della Repubblica. Vede, si parla troppo della figura del leader e troppo poco della linea strategica del partito.

    Che idea ha del Movimento cinque stelle?

    Il Movimento pone sul tavolo alcuni problemi seri che non possono essere ignorati. Non lo ritengo per nulla un movimento improvvisato. Grillo da diversi anni dice ed affronta argomenti con serietà e coerenza. Se devo cercare un difetto, è che mi pare un po’ troppo un movimento guidato da due sole persone.

    Molti politici ed amministratori della nostra regione sono docenti universitari o addirittura una serie lunghissima di rettori…

    In passato molti docenti universitari ebbero ruoli importanti in politica a partire da Luigi Einaudi, Amintore Fanfani ed Aldo Moro. Recentemente Giuliano Nino Andreatta e Giuliano Amato. È sbagliato vedere in Udine un’anomalia. Forse la novità è la ricerca di una figura di forte “immagine” come quella del rettore che ha una maggiore visibilità rispetto agli altri docenti.

    Alla guida di istituti come Mediocredito e Friulia è più opportuno un politico o un tecnico?

    Dipende dal momento in cui ci troviamo e dal tipo di missione che si vuol far svolgere. In questo momento vi è un’esigenza che la politica economica si appoggi ad un istituto che concretamente sia in grado di intervenire con strumenti specifici. Non si possono fare aiuti di stato ma certo le istituzioni si sono sempre appoggiate a qualche ente economico finanziario o di sviluppo. Alla guida servono persone preparate e cristalline.

    Quanto contano l’associazione industriale e le altre categorie economiche?

    Nei tavoli del “potere” hanno sempre avuto un loro posto ed un loro ruolo. Non si può sostenere che contino poco in una regione dove l’importanza del manifatturiero è sempre stata rilevante. Hanno sempre avuto un preciso ruolo lobbista.

    Ci si può fidare delle banche?

    La finanza è sempre stata organica al sistema capitalistico e quindi al sistema di potere. Io sono sempre stato contro quanti vedono la finanza come luogo in cui ogni tanto compaiono avventurieri o banditi. Il sistema interpreta le esigenze dello sviluppo e disegna le coordinate in cui muoversi. La finanza è organica ai poteri forti non certo estranea. Gli eccessi della finanza sono il frutto di un determinato sviluppo capitalistico. Non era un complotto di banchieri deviati. Tornando alla domanda, delle banche ci si deve fidare in linea di massima ma solo per le cose che conosciamo. Se una persona mi ferma instrada e mi dice “dammi 5 euro che te ne rendo 1000”, probabilmente non è un mago ma vuole 5 euro buoni per rifilarmi 1000 euro falsi. Personalmente, tendo a diffidare delle promesse mirabolanti. Piuttosto ho sempre difeso il lavoro e l’impresa e sono contrario ad ogni tipo di rendita che non è più la terra ed i campi ma concerne posizioni di rendita come capitale immobiliare, mobiliare ma anche volte ad un improprio utilizzo di capitale umano.

    Affascinante e complesso quanto ci racconta; i politici regionali seguono questi ragionamenti?

    Questa materia è complessa anche per quanti vengono considerati addetti ai lavori. Per esempio, io ne capisco molto poco di biologia, non essendo il mio campo di studio. In economia ci sono molte leggi che mutano continuamente e si adattano nel corso della storia. Quando si applicano certi modelli non ci si rende conto che non possono valere per ogni occasione. La mia amica Fiorella Kostoris ritiene che uno dei compiti fondamentali della cultura sia promuovere l’alfabetizzazione finanziaria. Un cittadino sarà in grdo di esercitare i suoi diritti solo quando andrà a votare in modo “informato”. Il dibattito ultimamente è diventato molto tecnico; il processo di costruzione dell’Europa dovrebbe essere fatto spiegando bene al cittadino cosa guadagna e cosa perde, come la sovranità monetaria e fiscale. Non voglio dire che rimpiango la vecchia lira ma questo dovrebbe essere spiegato al cittadino perché capisca con lucidità quello che sta succedendo e possa partecipare alla vita politica in modo informato.

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  • Pazzesco. Belviso adesso intervista Pressacco. Mah. Commento inviato il 22-05-2013 alle 22:33 da Anonimo

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